INTERVISTA DI FLAVIA PICCINNI A ROBERTO AMATO

Quali sono le città separate?

Io credo che le cose, tutte le cose, possano esistere solo attraverso “la separazione”, che certo è un atto doloroso. Ma è così che si forma la realtà.

I protagonisti di questo libro invece immaginano una sola infinita città indivisibile che possa contenere tutti i luoghi della terra.

La Toscana ha un ruolo dominante nella raccolta: perché?

Pisa è la città nella quale Leopardi compose “a Silvia”. È dunque il luogo ideale della poesia amorosa. Certo si tratta di un amore difficile e profondamente metafisico, perché la Silvia leopardiana è una donna che abita l’aldilà, o meglio, l’Infinito.

“Venezia è sempre da un’altra parte”. E noi, dove siamo? E tu?

Sì, Venezia è da un’altra parte, in un altro libro (L’acqua alta). Ma è collegata a Pisa attraverso il destino speculare dei personaggi che anche lì attraversano i ponti, e si perdono, alla ricerca di un passaggio che li conduca fuori dalla loro vicenda terrena.

“E’ stato il silenzio a rovinare la mia vita/e anche quella degli altri. È stato il silenzio a rovinare tutte le vite”. Perché?

Non lo so se il silenzio ha rovinato davvero la vita dei personaggi. Certo mi riferisco a un silenzio che potrebbe essere una specie di afasia universale.

 La poesia, che spesso è alternarsi di silenzio e vita, non è forse basata anche sul silenzio?

Sì, la poesia, con i suoi spazi bianchi, con la sua naturale reticenza, tende al silenzio, ma nello stesso tempo circonda la parola come una cassa armonica e la fa risuonare.

“Questi pochissimi minuti ci sembrano talmente/importanti/che li dobbiamo sciupare per forza”. Perché? Perché l’uomo vuole sempre sciupare tutto?

Sciupare gli ultimi minuti di vita, e dunque di pensiero, mi pare una dolorosa contraddizione. Ma è proprio quello che si fa quando le cose hanno di fronte a noi una misura gigantesca.

Si può cadere dentro il proprio amore?

Sì, credo si possa cadere dentro il proprio amore come si può cadere in punto profondo della propria esistenza. L’esistere ha sempre una forma labirintica. Forse si esiste per giri concentrici, come gli alberi.

Cosa vorresti ancora dire, prima di morire?

Prima di morire non so davvero che cosa vorrei dire. Forse vorrei leggere ad alta voce le ultime pagine de “La morte di Ivan Il’ic”.

Che ruolo ha tua madre nella poesia?

Mia madre, nei libri,  è un personaggio tra gli altri. Certo molto ricorrente, come una naturale ossessione.

Il piano biografico si sovrappone a quello del poeta? Siete la stessa persona?

Io cerco sempre di non essere autobiografico. O almeno spero di riuscire a trasfigurare qualunque cosa riguardi la mia vita reale. Può darsi che alla fine, come avviene in pittura, ogni ritratto sia un autoritratto.  Ma quello che scrive in prima persona non sono io. Uso la prima persona perché questo permette una maggiore naturalezza, e paradossalmente, un distacco maggiore rispetto alla terza persona.

Cosa significa essere poeti?

Mah… i poeti crepuscolari amavano dire “io non sono poeta”. Mi associo.

In effetti la parola “poeta” suona talmente anacronistica…

Preferisco pensare di essere semplicemente uno scrittore. Anche perché la separazione dei generi oggi mi pare possa riguardare solo gli scaffali dei librai.

Che senso ha la poesia oggi?

È una domanda alla quale potrebbe risponderti solo uno storico della letteratura.

Oggi ci sono molti tipi di poesia. Forse esiste una poesia che segue una propria “strada maestra”. Ce ne sono altre che magari seguono stretti viottoli.

Posso dirti che io uso il verso come misura delle immagini e dei racconti. Ecco, penso che tutto quello che è immaginabile e raccontabile debba avere un ritmo congenito, una propria respirazione naturale. Considero il testo una partitura musicale, e ogni verso, grazie ad un’accurata sillabazione, mi deve consentire un armonioso susseguirsi di accenti forti e deboli, di “battere” e di “levare”.

Come passi le tue giornate?

Passo le mie giornate nel negozietto di tacchi alti di mia moglie, dove in un angolo ho una piccola scrivania con un computer. Se le clienti mi chiedono qualcosa, rispondo che non sono abilitato alla vendita delle calzature. E che comunque sono occupato a rileggere per la centesima volta lo Zibaldone del Signor Conte.

FLAVIA PICCINNI INTERVIEWS ROBERTO AMATO

What are the separate cities?

I believe things, all things, can exist only through “separation”, which is, of course, a painful act. But that is how reality is formed.

Instead, the protagonists of this book imagine one infinite inseparable city that can contain all the places on earth.

Tuscany plays a dominant role in the collection: why?

Pisa is the city where Leopardi composed “to Silvia”. And it is, therefore, the perfect place for love poems. It is, of course, a difficult, metaphysical love story, because Leopardi’s Silvia is a woman who lives in the afterlife, or rather, the Infinite.

 Venice is always somewhere else. And where are we? Where are you?

Yes. Venice is always somewhere else, in another book (Lacqua alta [High water]). But it is linked to Pisa through the specular fate of the protagonists who, there too, cross bridges and lose themselves in search of a passage that will lead them outside their terrestrial occurrences.

It was the silence that ruined my life/and also that of others. It was the silence that ruined our lives. Why?

I don’t know if it was actually the silence that ruined the lives of the protagonists. I am, of course, talking about a silence that could be classified as a sort of universal aphasia.

Isnt poetry though, which is often an alternating between silence and life, also based on silence?

Yes, poetry, with all its blank spaces, with its natural reticence, leans towards silence, but also surrounds the words like a sound box and makes them reverberate.

These moments seem so important to us/we have to ruin them of necessity. Why? Why does man always want to ruin everything?

Ruining the last minutes of life, and therefore of thought, seems like a painful contradiction to me. But it is exactly what we do when we are faced with events that are beyond measure.

Can you fall into your own love?

Yes, I think you can fall into your own love, just as you can fall into the deepest recesses of your own existence. Existence always has a sort of maze-like quality. Perhaps our lives are concentric, like trees.

What would you like to say before you die?

I have no idea what I want to say before I die. Maybe I’d like to read the last pages of “The death of Ivan Ilyich” out loud.

What is your mother’s role in your poetry?

In my books, my mother is a character like any other. Of course, she appears often, as a natural obsession.

Does the biographical plane overlap with the poet’s? Are you one and the same?

I always try not to be autobiographical. Or at least I hope I succeed in transfiguring anything that regards my real life. It could be, though, that in the end every portrait is in fact a self-portrait, like with paintings. But the person who expresses himself in the first person, is not me. I use the first person because it gives me greater naturalness, and, paradoxically, greater distance compared to the third person.

What does it mean to be a poet?

Well…crepuscular poets loved to say “I’m not a poet”. I tend to agree.

In fact, the word poet sounds so old-fashioned…

I prefer to think of myself as simply a writer. Also because the separation in genres today, more than anything else, is something that regards where the books are placed in bookshops.

What purpose does poetry serve today?

That’s something only an expert in the history of literature can answer.

Today there are many types of poetry. Perhaps there is a type of poetry that follows its own course, a “main road” of sorts. There are other kinds that maybe take back alleys.

I can say that I use verse as a measure of the images and the stories. I believe that everything that is imaginable and recountable must have an inborn rhythm, a natural way of breathing. For me the text is like a music sheet, and each verse, thanks to an accurate syllabication, must allow me to create a harmonious flow of strong and weak accents, to “strike” and “lift”.

How do you spend your days?

I spend my days in my wife’s shoe shop, where I have my own corner with a little desk and a computer. If the clients ask me for anything, I say I’m not allowed to sell shoes. And that, in any case, I’m busy rereading The Zibaldone – written by the Count – for the hundredth time.

Translation ©Matilda Colarossi

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And about Flavia Piccinni: Born in 1986, Flavia is a writer and journalist. She writes for various newspapers (including the Huffington Post), for Rai1 and Radio3 Rai. She has won numerous literary prizes (Campiello Giovani and Premio dei Lettori Giovani). She is the author of Adesso Tienimi (Fazi, 2007), Lo Sbaglio (Rizzoli, 2011), La Mala Vita (Sperling&Kupfer, 2012), and edited the lost volume by Irene Brin, Olga a Belgrado (Elliot, 2012). She is the founder of the publishing house Edizioni di Atlantide, and is the communications director for the Fondazione BRF Onlus – Istituto per la Ricerca Scientifica in Psichiatria e Neuroscienze. Her latest novel is called Quel Fiume è la Notte (Fandango Libri), a candidate in the Premio Strega. Her latest work is called “Bellissime – Baby Miss, Giovani Modelli e Aspiranti Lolite“, Fandango, 2017. As the presenter of “Italia-Romania: in viaggio con le badanti”, she received the Marco Rossi prize for civic commitment, and special mention at the Festival di Bellaria.

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