“The twenty years of fascism was not, as some unmindful wretch would like to think, twenty years of order and national greatness: it was twenty years of disgraceful illegality, humiliation, moral corrosion, daily suffocation, silent and subterranean moral disgregation.” – Piero Calamandrei

Sandro Pertini

Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l’antitesi delle le fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui.

Sandro Pertini

Fascism, for me, cannot be considered a political belief. What I’m saying may seem absurd, but that’s it: fascism is, in my opinion, the antithesis of a political belief; it is in contrast with real political beliefs. You can’t talk about political belief when you talk about fascism, because it oppressed every single person who had views that were different from fascist ones.

Norberto Bobbio

Perché penso che i fascisti non siano scomparsi? Perché li vedo, perché vedo la stessa mentalità, la stessa strafottenza, la stessa volgarità. Sono arrivati loro al governo ed è arrivata la rissa volgare. È una cosa così fascista, così spaventosamente fascista. Virilismo fascista. Oh perbacco, così tipico. Nessuna forza politica usa così espressioni che riguardano la sfera sessuale per insultare la gente: pederasta! masturbatore! impotente! La tipica triade degli insulti fascisti. Non si può andare oltre il fascismo se i fascisti restano tali. Il fascismo rappresenta l’altra Italia, l’Italia incivile.

Norberto Bobbio

Why do I think that not all fascists have disappeared? Because I see them, because I see the same mentality, the same arrogance, the same vulgarity. They have got into parliament and with them have come the vulgar discussions. It is so fascist, so frighteningly fascist. Fascist virilismo. My goodness, so typical. No political force uses expressions that regard the sexual sphere this way: pederast! jerk-off! impotent! The typical triad of fascist insults. We cannot get past fascism if fascists don’t change. Fascism represents the other Italy, the uncivilised Italy.

Giorgio Bassani: Di là dal cuore

In Hitler il popolo tedesco ha trovato riassunti, al di sopra di ogni schema tradizionale di divisioni classistiche, alcuni dei motivi essenziali da sempre ritornanti a definire il proprio carattere, la fisionomia del proprio ethos: il gusto della violenza, il misticismo «romantico», la fanatica dedizione a un ordine meccanico, disumano. Hitler sapeva trascinare il grande industriale con l’esca dell’interesse e col ricorso al mito prediletto della supremazia tedesca nel mondo; affascinava il piccolo borghese col suo estetismo pompier, con la sua oratoria accesa e volgare, pronta sempre ad offrire, di ogni problema, la soluzione più semplicistica; piaceva all’intellettuale decadente, permeato di femmineo postnicianesimo (l’intelligencija tedesca già nel 1914 era in stato fallimentare come nessun’altra in Europa), per la sua ostentata energia virile, per il suo dichiarato disprezzo di ogni indugio morale o sentimentale, per quel suo rozzo materialismo demagogico che, nonostante tutto, pretendeva considerazione «spirituale». Conquistava infine anche l’operaio, facendo leva non soltanto sul suo sciovinismo non perfettamente esorcizzato, ma porgendogli, anche, delle sue rivendicazioni sociali, un’attuazione più concretamente immediata, meno utopica e intellettualistica di quanto non gliela prospettasse il programma della rivoluzione proletaria: e fosse pure nei limiti di una umiliante, paternalistica nota di concessioni padronali. […] il nazismo non è certo la realizzazione di un genio. Hitler è effettivamente uno dei tanti […].

Giorgio Bassani: Beyond the heart

In Hitler, the German people found represented, above and beyond any sort of traditional idea of difference in class, some of the fundamental elements—ever recurring—that define their character, the structure of their ethos: a fondness for violence, a romantic “mysticism”, a fanatical partiality for mechanical, beyond-human order. Hitler knew how to appeal to the great industrialists with the lure of wealth and the precious myth of German supremacy in the world; he charmed the petite bourgeoisie with his pompier aesthetic, and with his fierce and vulgar oratory, which was ready to proffer—for every problem—the most simplistic solutions; he was liked by the decadent intellectuals—permeated with feminine post-Nietzscheanism (German intelligencija was, as early as 1914, in a more disastrous state than any other in Europe)—for his ostentatious virile energy, for his open contempt for any form of moral or sentimental procrastination, for his vulgar demagogic materialism which, nevertheless, required “spiritual” consideration. And finally, he was even able to win over the labourer by not only appealing to their still unexorcised chauvinism, but also by offering, with regards to their social claims, a more concretely immediate actuation, less utopic and intellectualistic than the one put forth by the programme of the proletarian revolution: and even if it were within the limits of a humiliating, paternalistic note of proprietorial concessions […] nazism is anything but the realization of a genius. Hitler is, in actual fact, one of the many others […].

Italo Calvino

Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono.

Italo Calvino

Behind the most honest, most trusting, most idealistic Black Brigade militant there were roundups, extermination operations, torture chambers, deportations, and the Holocaust; behind the most credulous, thieving, unscrupulous partisan there was the struggle for a peaceful and democratic, reasonably just—even if not in absolute terms—society; and of this I am sure.

Antonio Gramsci

Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato.

Antonio Gramsci

Fascism presented itself as the anti-party; it opened its doors to all candidates; it gave a disorderly multitude the right to cover the wild brimming of passions, of hatred, and of yearnings with a coat of vague and nebulous political ideals. And thus fascism has become a matter of custom: it has identified itself with the antisocial psychology of some layers of the Italian population, which have yet to be reformed by a new tradition, by education, by coexistence in a well-organised and governed State.

Pier Paolo Pasolini

Io credo, io credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamato la “società dei consumi”. Una definizione che sembra innocua, puramente indicativa. E invece no. Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere intorno negli oggetti, nel paesaggio, nell’urbanistica e, soprattutto, negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura, di un vero e proprio fascismo. […]

Questo nuovo fascismo, questa società dei consume […] ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale. Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la “società dei consumi” ha bene realizzato il fascismo.

Pier Paolo Pasolini

I believe, I truly believe that real fascism is what sociologists have nonchalantly, and too often, called “consumer society”. It is a definition that seems innocuous, that seems simply indicative. And yet it isn’t. If we observe reality carefully, and, most of all, if we are able to read what surrounds us, in the objects, the landscape, the urbanism, and above-all, in Man, we see that the result of this carefree consumer society is the result of a dictatorship, of bona fide fascism. […]

This new fascism, this society of fascisms […] has profoundly changed young people: it has touched them deeply; it has given them other feelings, other ways of thinking, of living, and other cultural models. It is no longer—as it was in the days of Mussolini—a superficial, scenographic dysregulation, but a real dysregulation that has stolen and changed their souls. Which means, in fact, that this “consumer society” is a dictatorial society. I mean, if the word fascism means the arrogance of power, this “consumer society” has truly realised fascism.

Piero Calamandrei

Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione morale. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono a uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Roselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata.

Piero Calamandrei

The twenty years of fascism was not, as some unmindful wretch would like to think, twenty years of order and national greatness: it was twenty years of disgraceful illegality, humiliation, moral corrosion, daily suffocation, silent and subterranean moral disgregation. Battles were no longer fought in the squares, where squads had already burned every symbol of freedom: people resisted in secret, in underground presses where, from 1925, the first clandestine pamphlets started to make it into guardhouses, into special tribunals, into prisons, among those exiled, those detained, those who fled.  And every once in a while, in that silent battle someone fell, and their name would resound in that silent oppression, like a fraternal voice that, in saying goodbye, encouraged the survivors to keep on going: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Roselli, Gramsci, and Trentin. Twenty years of silent resistance, but it too was resistance, and perhaps the most difficult, the hardest, and the most disconsolate.

Translations ©Matilda Colarossi 2020

In these quotes I see reflected modern-day politicians and parties; and the thought that we, as human beings, have not progressed, notwithstanding the harm that fascism and nazism has done to the world, is disheartening. And although my computer continues to automatically place a capital N on nazism, it will forever be the lowest human beings can sink; and it is undeserving of such importance as the capital letter would award it.

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