Vita e morte della montagna(excerpt)

Di Antonio G. Bortoluzzi

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Gent.mo Sig. Casàl Giacomo

 Oggetto: Risoluzione del rapporto per giustificato motivo oggettivo.

Con la presente siamo spiacenti di comunicarLe che, nonostante tutti gli sforzi messi in atto da questa azienda, la crisi produttiva non solo perdura ma si sta aggravando. Non essendo in grado di prevedere nel breve e medio termine una ripresa produttiva significativa siamo costretti a risolvere il suo rapporto di lavoro per GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO.

La presente vale come preavviso di licenziamento.

Nel ringraziarLa per la collaborazione ci è gradito porgerLe i più cordiali saluti.

*

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La casa, parte I

Giacomo Casàl avanza barcollando con le braccia alzate in mezzo all’erba alta. Le ortiche sono cresciute come canne di palude e arrivano alle finestre della casa. Gli scuri sono marci e uno penzola quasi staccato mostrando i vetri rotti. L’ampia tettoia della legna è crollata su se stessa. La fontana è colma di foglie e muschio e l’acqua tracima perdendosi al suolo. È rimasta in piedi solo la recinzione arrugginita del pollaio, ma non c’è più un dentro né un fuori, le ortiche sono ovunque, senza distinzione, senza senso.

Giacomo si fa largo tra le erbacce e si siede ansimando sui gradini di pietra davanti alla porta della vecchia casa. La superficie è asciutta e calda del sole di mezzogiorno.

Non viene quassù, in questo borgo di montagna abbandonato, da trent’anni.

Tutte le case intorno sono vuote da decenni. Solo le tegole resistono e hanno sempre lo stesso colore. Anche il cielo di settembre.

Giacomo appoggia la schiena al muro e granelli d’intonaco friabile gli cadono sulle spalle e dentro il colletto della camicia. Osserva la propria mano appoggiata sulla pietra, potrebbe essere quella di suo padre, o di suo nonno. L’altra mano stringe una lattina di birra. La terza.

Non è riuscito a dirlo a sua moglie al telefono.

Federica ha capito lo stesso. Ne parliamo stasera, ha detto.

Certo troveranno una soluzione.

Primo ridurre le spese, secondo fare inserzioni sul giornale, terzo trovare qualche lavoretto. Ma non è questo, non è quello che può ancora fare, compreso impiccarsi in soffitta, ma quello che è già stato fatto. Le cose scappate via. Il tempo senza stagioni, vento, pioggia, sole e composto da file identiche di giorni che vanno dal lunedì al sabato a mezzogiorno, pausa domenicale e poi di nuovo. Sempre in salute, sempre signorsì, sempre nel capannone. Sempre a stampare pezzi. Sempre più pezzi. Per anni.

Andiamo a bomba, diceva il padrone, che allora aveva la Lancia Thema seconda serie. E la stamperia era proprio come un treno: acciaio, olio, ritmo, fumo, forza, rumore. E pezzi. Casse, cassoni, bancali di scatole piene di pezzi. Tutto quello che stava fuori dal capannone era solo un dettaglio. Comprese le stagioni. Giacomo ricorda la neve e il freddo di quell’inverno con la caldaia rotta quando lavoravano con il berretto e la sciarpa, oppure il sole forte di luglio che rendeva le lamiere bollenti.

Il resto sono solo giorni uguali, tutti in ordine come bravi soldati.

Poi una mattina, poteva essere gennaio o febbraio, il lavoro è calato. E all’inizio non era male. Dobbiamo fare meno pezzi, ma farli tutti buoni, just in time, aveva detto il padrone alla riunione improvvisata davanti al distributore automatico del caffè. Un mese dopo tre operai erano stati licenziati. Anche Mauro, che tanti anni prima aveva lasciato le ultime falangi del medio e dell’anulare della mano destra sotto la trancia. Erano stati Giacomo e Francesco, il figlio del padrone, ad avere l’idea di togliere il doppio pulsante e mettere il pedale pneumatico, per fare più in fretta, per fare più pezzi. Era stato allora che il padrone gli aveva consegnato le chiavi del capannone e il compito di tener conto delle ore dei colleghi. E la pressa modificata era andata benissimo per anni. Fino al grido e alle falangi mozzate.

Il giorno del licenziamento Mauro era uscito dal portone, aveva salutato con quella mano che sembrava una spatola e Giacomo non aveva avuto coraggio di guardarlo in faccia.

Lui era rimasto al lavoro insieme agli altri.

Poi le commesse erano finite del tutto, alle sette di giovedì sera, con l’ultimo ordine impacchettato e consegnato in perfetto orario. Erano nasi per occhiali e lo stampo montato sulla pressa idraulica nuova avrebbe potuto produrne ancora decine di migliaia. I pezzi uscivano ancora perfetti, lucidi, senza bave di trancio quando Giacomo aveva premuto il pulsante di stop.

Giacomo chiude gli occhi. Il sole sulla faccia. Non ricorda quando è stato l’ultima volta al sole con gli occhi chiusi a guardare l’arancione della luce attraverso le palpebre. Forse da bambino, proprio su quei gradini di pietra davanti a casa, quando tutto era ancora da fare e c’era tempo perfino per il sole.

Life and death of the mountain(excerpt)

By Antonio G. Bortoluzzi

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Dear Mr. Giacomo Casàl

Re: Termination of employment for justified objective motivation

It is with deep regret that we must inform you that notwithstanding the efforts put forth by this company, the significant drop in production has not only continued but increased. Being unable to insure an improvement in production in the near or distant future, we are forced to terminate this contract of employment for JUSTIFIED OBJECTIVE MOTIVATION.

We confirm that this is a notice of termination.

We thank you for your collaboration and we wish you all the best. Sincerely.

*

The house, part I

Giacomo Casàl staggers arms raised through the tall grass. The nettles have grown like reeds in a marsh and reach the windows of the house. The shutters are rotted and one hangs loosely, uncovering broken panes. The large roof over the wood pile has caved in. The fountain is full of leaves and moss and the water overflows losing itself in the dirt. The rusty old chicken fence is the only thing left standing, but there is no longer an inside or outside; the nettles are everywhere, without distinction, without purpose.

Giacomo makes his way through the weeds and sits panting on the stone steps outside the door of the old house. The surface is dry and warm in the midday sun.

He hasn’t been up here, in this abandoned mountain village, in thirty years.

All the houses around it have been empty for tens of years. Only the tiles on the roof endure and are always the same colour. And the September sky.

Giacomo leans his back against the wall and specks of flaky plaster fall on his shoulders and inside his shirt collar. He looks at his hand on the stone; it could be his father’s, or his grandfather’s. The other hand is holding a can of beer. The third.

He hasn’t been able to tell his wife on the phone.

Federica understands anyways. We’ll talk about it tonight, she said.

Of course they’ll find a solution.

First they’ll have to cut expenses, second place ads in the paper, third find some kind of job. But that’s not it; it’s not what he can still do, which includes hanging himself in the attic, but what has already been done. The things that have slipped away. Time without seasons, wind, rain or sun, made up of identical rows of days that go from Monday to Saturday at noon, Sunday off, and then over again.

Healthy always, yessir always, in the hangar always. Making parts. More and more parts. For years.

We’re doing great, said the boss, who drove a Lancia Tema then, second series. And the factory was like a train: steel, oil, rhythm, smoke, strength, noise. And parts. Cases, crates, pallets stacked with boxes full of parts. Everything outside the hangar was a minor detail. Including the seasons. Giacomo remembers the snow and the cold of that one winter when the furnace broke and they worked with their hats and scarves on, or the burning July sun that made the tin roof scorching hot.

Everything else was days all alike, all in a row like good little soldiers.

Then one morning, January maybe, or February, production fell. At first it wasn’t bad. We have to make fewer parts, but make them good, and on time, said the boss at the impromptu meeting in front of the coffee vending machine. One month later three employees were laid off. Including Mauro, who many years before had left the phalanxes of his right middle and ring finger under a press. It was Giacomo and Francesco, the boss’s son, who had got the idea to remove the double switch and put a pneumatic foot pedal to save time, to make more pieces. That’s when the boss gave him the keys to the hangar, and the job of keeping tabs on his co-workers’ hours. And the modified press worked wonderfully for years. Until the cry and the chopped off fingers.

The day he was laid off, Mauro walked out the door, waving with the hand that looked like a spatula, and Giacomo hadn’t had the guts to look him in the face.

He had stayed on the job with the others.

Then the orders stopped completely, one Thursday at seven o’clock, when the last box was packaged and delivered perfectly on time. They were nose pads for glasses, and the mould fitted on the new hydraulic press could have produced tens of thousands more. The parts still came out perfect, shiny, without a flaw when Giacomo turned off the switch.

Giacomo closes his eyes. Sun on his face. He can’t remember the last time he sat in the sun with his eyes closed, looking at the orange light through his eyelids. Maybe as a child, on these very steps in front of the house, when everything still needed doing and there was time even for the sun.

Translation by ©Matilda Colarossi

Antonio G. Bortoluzzi is the author of numerous short stories. He published his first book, Cronache dalla valle (Biblioteca dell’immagine, 2010), and later the novel Vita e morte della montagna (Edizioni biblioteca dell’immagine, 2013), for which he was awarded honourable mention in the Premio Italo Calvino. He is a member of the GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). He has a new book, Paesi alti, coming out in April, 2015

The introduction found here is from the book Vita e morte della montagna, Edizioni Biblioteca dell’Immagine. http://www.ibs.it/code/9788863911183/bortoluzzi-antonio-g-/vita-morte-della.html libro antonio

You can find Antonio at http://www.tralerocceeilcielo.it/?page_id=2701

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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