Luisa e il silenzio(excerpt)

Di Claudio Piersanti

La notte e il giorno ormai si confondevano. Apriva gli occhi e non si chiedeva neppure se era giorno o notte. Finché durò questo stato di profondo torpore si sentì beata come una bambina. Anche i dolori le sembravano lontani. Il corpo finalmente riposava. Lo sentiva più leggero, quasi guarito. In realtà il suo corpo era gelido. Il condizionatore era troppo vicino, a un metro dai suoi piedi.

Il rombo particolarmente violento di una moto la scosse ma lei non riuscì a riconoscerlo. Pensò a un tuono che attraversava il cielo. Lo immaginò mentre precipitava in un lungo tunnel di nubi.

Lei dietro a volo d’angelo.

Luisa ascende al cielo tra le braccia del padre.

Suo padre era del Psiup ma è diventato un solitario che non crede più in niente. Abita là e porta scarpe da festa bellissime, e un abito dal taglio antico.

Lei lo ha già visto una volta e sa che è lì.

Ma non c’è nessuno.

Nuvole come un campo di grano. Niente assoluto. Vento di cielo. Fuuu…

Non ci sono altri esseri. C’è il vuoto. Solo un vento antico nato chissà dove.

Qualcosa di completamente diverso.

In televisione trasmettevano un’interminabile partita di tennis, il tic-toc le faceva compagnia insieme alla voce premurosa del telecronista, che sembrava un buon diavolo. Non voleva disturbare i giocatori parlando troppo forte e bisbigliava come in una chiesa.

Quando Luisa cominciò a tornare in sé, dispiaciuta e delusa perché era stata molto felice, l’accolse la voce che le aveva fatto compagnia per tante ore insieme al tic-toc delle palle da tennis, e pensò di aver dormito il tempo di una partita. In realtà il torneo andava avanti da tre giorni.

Che stupida cosa svegliarsi. I dolori covavano sotto la pelle, che si svegliava più lentamente di lei. Gli odori invece l’aggredirono subito. Soprattutto l’odore aspro dell’orina, che doveva salire dalla strada. Le venne in mente la sua bambola antica e si infuriò: doveva essere in fondo al divano, o sulla poltrona, comunque da qualche parte bene in vista, e invece non c’era. Doveva averla rubata sua cugina, che era stata ladra anche da ragazza e infatti una volta l’avevano pizzicata in una profumeria. La maledì e la odiò con tutte le forze che le restavano. Anche i soldi, le ruberà, non aspetta altro quella vecchia bagascia. La conosceva troppo bene. Una che da ragazzina se lo prendeva di dietro per restare vergine. E la figlia deve essere uguale a lei. Certo che le piace il centro storico, ci si troverebbe a sua agio in mezzo a tutta la gentaglia rompiscatole e ladra esattamente come lei. Arrabbiarsi, almeno per un po’, le fece bene. Riprese colore e il corpo cominciò a riscaldarsi. I dolori non erano poi così insopportabili. Un punto dell’anca che le aveva fatto molto male ora non si faceva sentire e quasi le mancava, perché in quel punto il dolore conteneva anche un piccolo piacere fisico che ora non riusciva a ricordare esattamente.

Luisa and silence(excerpt)

By Claudio Piersanti

Night and day had become blurred and indistinct. She opened and closed her eyes and didn’t even wonder whether it was day or night. For as long as this state of profound torpor lasted, she felt as blissful as a child. Even the pain seemed distant. Her body finally got some rest. It felt lighter to her, almost whole. Her body was, in actual fact, ice-cold. The air conditioner was too close, just a metre from her feet.

She was roused by the particularly violent roar of a motorcycle, but didn’t recognize it. She thought it was a crack of thunder racing through the sky. She imagined it plummeting down in a long tunnel of clouds.

She followed, in open pike position.

Luisa ascends into heaven and into the arms of her father.

Her father was a member of the Socialist party but has become an introvert who no longer believes in anything. He lives there and wears his best Sunday shoes, and a suit with a vintage flair.

She has already seen him there once and knows that’s where he is.

But there is no-one there.

Clouds like fields of wheat. Absolute nothing. Wind from heaven. Hooo…

There are no other beings. Nothing. Only an ancient wind born who knows where.

Something different altogether.

They were broadcasting an endless tennis match on television and the thwock-thwock was keeping her company, along with the kind voice of the commentator, a gentle man by the sounds of him. Not wanting to disturb the players by speaking too loudly, he whispered, like in church.

When Luisa began to regain consciousness, sad and disillusioned because she had been at peace, she was welcomed by the voice which, along with the thwock-thwock of the tennis balls, had been keeping her company for so many hours; and she was sure she had slept through one match. In actual fact, the tournament had been airing for three days.

How stupid of her to wake up. The pain was brooding under her skin, which awakened more slowly that she did. The smell, however, hit her immediately. Especially the pungent smell of urine, which had to be coming from the street below. She remembered her antique doll and got angry: it should have been sitting on the end of the sofa, or on the armchair, or someplace where she could see it, but instead it was gone. Her cousin must have stolen it from her; she had always been a thief, even as a girl, and in fact they caught her shop-lifting in a cosmetics store once.  She damned her, hated her with all the might she could muster. And her money, she’ll steal from her that too, the old whore, she just can’t wait. She knew her only too well. As a teenager she would take it up her rear to remain a virgin. And her daughter was probably the same. Of course she liked the old downtown, she’d fit right in with the scum and the thieving troublemakers, just like her. Getting angry, at least for a bit, made her feel better. It brought some colour back and warmth to her body. The pain was not so unbearable after all. The sharp stab in her hip had now disappeared, and she almost missed it, because localized in that place the pain held a tiny bit of physical pleasure that she couldn’t quite remember now.

Translation by ©Matilda Colarossi

Claudio Piersanti has published numerous novels and short stories. These include: Casa di nessuno (Feltrinelli, 1981; Sestante 1993), Charles (Transeuropa, 1986; Feltrinelli, 2000), Gli sguardi cattivi della gente (Feltrinelli, 1992), L’amore degli adulti (Feltrinelli, 1989), Luisa e il silenzio (Feltrinelli, 1997, recipient of the Viareggio, Rèpaci for fiction, Vittorini-Siracusa, and “diario della settimana” prizes); L’appeso (Feltrinelli, 2000), Comandò il padre (Pequod, 2003), Il ritorno a casa di Enrico Metz (Feltrinelli, 2006, recipient of the Napoli, Campiello, Alassio 100 books– One author for Europe, and Frontino Montefeltro prizes), I giorni nudi (Feltrinelli, 2010) and Venezia, il filo dell’acqua (Feltrinelli, 2012).

You can find him here: http://www.agenzialetterariainternazionale.com/en/authors/claudio-piersanti/

luisa-e-il-silenzio-145x226And here: http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/piersanti-claudio/

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