Vetro

Di Giuseppe Martella

Ordine e ferocia hanno ormai lo stesso nome.

Sulla scrivania della stanza da letto, sopra un panno quadrato di cotone blu, ho disposto tutte le compresse che Alberto dovrà assumere nella giornata. Sulla sinistra, accanto al pitosforo dentro un piccolo vaso di terracotta bombata, c’è una pillola gialla. Appena sotto la pillola gialla c’è un foglietto di carta su cui ho scritto donepezil. Alla destra di questa pillola gialla ce n’è una seconda, di un giallo meno smorto, più lunga. Poi un secondo foglietto su cui ho scritto rivastigmina. C’è un antiemetico, simile nella forma al donepezil, e si trova ancora più a destra. Non so perché, ma Alberto non ha bisogno di alcuna indicazione scritta per sapere a cosa serva esattamente questa seconda pillola giallina. Fuori del perimetro del panno blu ci sono una brocca d’acqua e alcuni bicchieri di carta. La brocca è di plastica trasparente, così Alberto sa quando l’acqua sta per finire, può dirmelo. O, se la giornata è buona, può arrivare in cucina, aprire uno dei due rubinetti e riempirla.

Non so ancora se questa sia una giornata buona. Alberto è in bagno. Se ne sta lì dentro silenzioso, calmo. Non sento alcun rumore raggiungermi, solo un fruscio. Quando sento battere sulla maniglia la fede che Alberto porta ancora al dito allora so che devo alzarmi e fare finta di essere dentro la sua camera per avere dimenticato qualcosa. Devo esserci. Lui mi guarda con i suoi occhi grigi, mi saluta, spesso mi dà del lei, poi si siede s’una estremità del letto. Passa i palmi delle mani sul copriletto come se volesse accarezzarlo. La fronte si corruga, gli occhi si scuriscono, eppure mi sorride. Riesce a sorridermi una seconda volta e mi chiede chi sono, mi chiede perché una signora così fresca si trovi dentro quella stanza, con lui. Una stanza così polverosa. “Guardi”, aggiunge qualche volta, “guardi lì sulla finestra. Anche la luce è così piena di polvere. Non si può più vivere così. Se uno deve pulire anche la luce non si può più vivere.”

La giornata è passata, e prima di andare a dormire ho pensato che sarebbe stato utile, per me, e solo per me, recuperare della carta, una penna, e trovare almeno un’ora ogni giorno per scrivere.

Ora posso dormire. Un sonno leggero in ogni caso, ma il ritmo del respiro è più quieto. Da alcuni giorni scrivo con una matita su una rubrica telefonica recuperata dallo studio di Alberto, rimasta sepolta da chissà quanto tempo sotto alcuni registri dei corrispettivi. Ho preso la rubrica, l’ho aperta sulla prima pagina, quella dell’intestazione, e ho iniziato a scriverci sopra. Metto dentro questa cosa di carta tutte le parole che mi avanzano, quando mi accorgo che la sedazione cui costringo Alberto per farlo addormentare, e spesso non vorrei, ha iniziato il suo giro per le vene. Mi siedo e scrivo.

Alberto ora dorme, io sono in cucina, seduta a capotavola. Sono da sola, ho un bicchiere di latte caldo, queste parole che infilo una dopo l’altra, e penso che Alberto abbia ragione. Certe volte è necessario pulire anche la luce.

Glass

By Giuseppe Martella

Order and ferocity have, now, the same name.

On the desk in the bedroom, on a strip of blue cloth, I have aligned the pills that Alberto will have to take during the day. On the left, near the small round vase with the pittosporum in it, there is a yellow pill.

Just under the yellow pill there is a slip of paper on which I have written the word donepezil. To the right of the yellow pill there is a second one, brighter yellow, and longer. And another slip of paper with the word rivastigmine on it. There’s an antiemetic, similar in shape to the donepezil, and it’s farther to the right. I don’t know why, but Alberto doesn’t need written instructions to remember what the second yellow pill is for. A jug of water and some paper cups stand just outside the perimeter of the blue cloth. The jug is transparent plastic, so Albert can see when the water is almost finished and tell me. Or, if it’s a good day, he can go to the kitchen, turn on one of the taps and fill it himself.

I don’t know yet if this is a good day. Alberto is in the bathroom. He’s moving around in there quietly, calmly. I can’t hear anything from outside, just a light rustling sound. When I hear the wedding ring that Alberto still wears hit against the door knob I know it’s time for me to get up and pretend to have forgotten something in his bedroom. I have to be there. He looks at me with those grey eyes of his, says hello – sometimes he calls me Miss – then he sits on one corner of the bed. He runs his palms over the bedspread as if he were caressing it. A frown creases his brow, and his eyes darken, and yet he smiles at me. He smiles a second time and asks me who I am and what such a lovely woman is doing in that room, with him. Such a dusty room. “Look” he adds sometimes, “look there on that window pane. Even the light is full of dust. This is no way to live. There is no sense living if even the light needs cleaning.”

The day is over, and before going to bed I thought it might be a good idea, for me, for me alone, to find some paper, a pen, and take an hour at least every day to write.

I can sleep now. Sleep lightly at least, but the rhythm of his breathing is more peaceful. For some days now I have been writing in pencil in an old address book I found in Alberto’s study, buried for who knows how long under some balance sheets. I took the address book, opened it and, on the first page, the one with the heading, started scribbling things down. I place inside this paper thing all the words that are left over, as soon as I understand that the sedative I make Alberto take to help him sleep, and which I would often prefer not to give him, is flowing through his veins. I sit down and write.

Alberto is asleep now, and I’m in the kitchen, sitting at the head of the table. I’m alone, with a glass of warm milk, these words that I insert one after the other, and think about how Alberto is right.

Sometimes even the light needs cleaning.

Translation by ©Matilda Colarossi

Giuseppe Martella is a translator and teacher. He is the author of Canto and Ecce homo,  the novella Il prigione, Errant Editions, (https://erranteditions.wordpress.com/?s=giuseppe+martella), La regola del corpo, Dudag Editore,(http://www.dudag.com/scheda_autore.php?t=23), and a new book of poetry that will be released in January : Nel centro della regola, Giuliano Ladolfi Editore. (http://www.ladolfieditore.it/index.php/it/perle/perle-poesia/nel-centro-della-regola.html)

He blogs at: “laboratorio di carta” (http://laboratoriodicarta.wordpress.com)

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