da “Cacciatori di frodo”di Alessandro Cinquegrani

La curva, penso, mentre cammino sul binario morto della ferrovia, la curva, non ho paura, è così ogni mattina da troppe mattine, cammino sul binario facendo attenzione a non mettere i piedi sui sassi, faccio la curva, la supero, raggiungo lei sdraiata per terra o a venti centimetri da terra, la scavalco, mi siedo su un binario, metto i piedi sull’altro, tiro fuori una sigaretta e l’accendo, così, stamattina come ogni mattina. Aspiro con sollievo, come lo spazio degli ingranaggi si sciogliesse all’olio del mattino, penso, seduto su uno dei binari morti, il fumo espirato con forza dipinge rette, angoli molto acuti: Che azzurro il cielo stamattina, faccio, e non m’aspetto risposta, certo, non me l’aspetto più da una donna che aspetta ogni mattina, ogni santa mattina allo stesso modo, che il treno le faccia cadere la testa giù dall’argine e nel fiume, che azzurro il cielo stamattina. Poi mi viene in mente quel giorno di trent’anni fa, più di trent’anni fa, mi viene in mente il mio fratello gemello Cesare, mi viene in mente, e poi penso a un cassetto pieno di fotografie e la mano che ne tira fuori una alla volta, a caso, mi viene in mente la tombola a cui ho giocato a casa di amici una volta e la mano che tira fuori numeri, numeri del lotto, un terno al lotto la vita, penso con la mia nuvola al guinzaglio, e questa volta tiro fuori quell’immagine di trent’anni fa, più di trent’anni fa, credo, avevamo forse undici o dodici anni, penso mentre aspiro un’altra boccata seduto su un binario coi piedi sull’altro: C’è un cielo azzurro stamattina, faccio, minaccia acquazzoni, aggiungo. Io me ne sto in camera mia, non voglio sapere cosa fa il mio fratello gemello Cesare di là, io non lo voglio neanche sapere, anche se so che sta cantando Il cielo è seeeempre più blu, sta cantando, perché lo sento eccome cosa sta cantando, non posso mica tapparmi le orecchie se lo sento, anche se non lo vorrei sentire lo sento, anche se non lo vorrei sapere che è andato in camera di mamma e papà lo so che c’è andato, e lo so che noi non possiamo, non DOBBIAMO entrare nella camera di mamma e papà, ha detto papà quella volta, lui c’è entrato e io non lo voglio sapere ma lo so, io so troppe cose che non vorrei sapere, si sanno sempre troppe cose che non si vorrebbero sapere, penso mentre me ne sto seduto sul binario morto della ferrovia e fumo la mia sigaretta: Minaccia pioggia, dico, il cielo è sempre più blu, aggiungo. Ora tu lo sai, penso, lo sai che mamma e papà non rientrano mai presto la sera, lo sai, va bene, ma perché devi rischiare, dico io, e per fare cosa poi, cosa devi fare di così bello di là, penso, no, io non ci vengo neanche morto, penso, e dico: Il cielo è sempre più blu. Poi sento la chiave nella toppa della porta, io sento la chiave per primo perché lui canta il cielo è sempre più blu a squarciagola e non sente la chiave nella toppa, non la sente, e se l’avesse sentita comunque non avrebbe potuto fare niente, penso, e io sento un rivolo di sudore gelido lungo la schiena, un freddo così freddo che non l’avevo mai sentito, che non l’ho più sentito, penso, perché gli anni ti induriscono la scorza, penso, e aggiungo con la mia nuvola al guinzaglio: Il cielo è sempre più blu. E poi mio padre ci mette così poco a capire, è sempre in sospetto e ci mette così poco a capire, e le mani che io ho preso da mio padre, mio padre apre quella porta da dove sente il cielo è sempre più blu, lo sente subito il cielo è sempre più blu, mio padre, e apre quella porta, spalanca quella porta, e il cielo è seee, si ferma su una e, si ferma. E nemmeno io l’avrei mai immaginato, il mio fratello gemello Cesare in persona, il ragazzino di undici o dodici anni, il mio fratello gemello Cesare, dico, con calze nere, gonna corta al ginocchio, camicetta bianca fru fru, pitone rosa al collo, labbra rossissime di rossetto, occhi azzurri da schianto, rimmel, ombretto e compagnia cantante, mio fratello gemello Cesare di padre nazifascista moderno e mamma cattolica integralista, proprio lui, signore e signori, vestito da checca stronza e puttana a undici o dodici anni, lui, il ragazzino sveglio e impeccabile, l’innocente, il simpatico, proprio lui, il magro, il bellino, l’amato, lui, signore e signori, vestito da checca stronza e puttana e: Il cielo è sempre più blu, dico, con la stessa voce di prima, mentre sto seduto sul binario morto della ferrovia a fumare la mia sigaretta, accanto a Elisa sdraiata per terra o venti centimetri più su, che aspetta che il treno le faccia cadere la testa giù dall’argine e nel fiume. Era la prima volta che vedevo il sangue, mia madre mi chiudeva gli occhi, voleva portarmi via, ma io il sangue lo vedevo, lo vedevo scorrere a ogni scudisciata con la cintura e le borchie, lo vedevo scorrere dal naso, dalla bocca, mio fratello, il mingherlino, avrà avuto mani la metà delle mie, il ragazzino pestato a sangue, il ragazzino umiliato, il ragazzino che poi, in fondo, i ragazzini fanno ragazzate, penso seduto sul binario morto della ferrovia, io. Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo, chi è stato multato, chi odia i terroni, chi canta Prévert, chi copia Baglioni, dico e sorrido un po’, soffiando il fumo dal naso, ma il cielo è sempre più blu.

Excerpt from “Cacciatori di Frodo” (Poachers)by Alessandro Cinquegrani

The bend, I think, as I walk along the dead tracks of the abandoned railway line, the bend, I’m not afraid, it’s been like this every morning for too many mornings, walking along the tracks careful not to walk on the stones, I turn the bend, pass it, reach her lying on the ground or some twenty centimetres above the ground, cross over her, sit on one track , put my feet on the other, pull out a cigarette and light it, just like that, this morning like every other morning. I breathe in with relief, gaps in the gears dissolving in the morning oil, I think, as I sit on one of the dead tracks, the smoke exhaled with force makes right, very acute angles: What blue skies this morning, I say, and don’t expect a reply, of course, I don’t expect a reply from a woman who waits every morning for a train to lop her head off down the bank and into the river, what blue skies this morning. Then I think about that day thirty years ago, more than thirty years ago,  I think about my twin brother Cesare, that’s what I think about, and then I think about a drawer full of pictures and the hand that extracts them one at a time, at random, I think about the bingo game I played at a friend’s house once and the hand that extracts the numbers, lottery numbers, life’s a lottery, I think with my cloud on a leash, and this time I extract a memory from thirty years ago, more than thirty years ago, I think, we were maybe eleven or twelve, I think as I inhale again, sitting on one railway track with my feet on the other as I inhale: The sky is blue this morning, I say, chance of heavy showers, I add. I’m in my room, I don’t want to know what my twin brother Cesare is doing in there, I really don’t want to know, even though I do know he’s singing *Blue skies, smiling at meeee, nothing but blue skies, he sings, because I can hear what he’s singing all right, even if I don’t want to hear him, I do, even if I don’t want to know what he’s doing in my mom and dad’s  room I know he’s in there, and I know we can’t, we MUSTN’T go into my mom and dad’s room, my dad said so that time, he went in there and I don’t want to know but I do, I know way too many things I don’t want to know, you always know a lot more than you want to know, I think as I sit on the dead tracks of the abandoned railway line and smoke my cigarette: Chance of heavy showers, I say, nothing but blue skies, I add. Now you know, I think, you know mom and dad never get in early in the evening, you know, fine, but why risk it, I say, and for what, what’s so great about being in there, I think, no, there’s no way I’m coming in there, I think, and say: Nothing but blue skies. Then I hear the key in the lock, I hear it first because he’s singing Blue skies out loud and doesn’t hear the key in the lock, he doesn’t hear it, and even if he had he wouldn’t have been able to do anything about it, I think, and I feel a drop of cold sweat run down my spine, so cold, I had never felt anything so cold, would never feel anything so cold again, I think, because you get tougher with age, I think, and add with my cloud on a leash: Nothing but blue skies. And then it just takes my father a second to understand, he’s always so wary and it takes him just a second to understand, and the hands I inherited from my father, my father opens the door where he hears nothing but blue skies, my dad, he hears nothing but blue skies instantly, my father, and opens that door, opens that door wide, and blue skies smiling at meeee stops at an e and, stops. And even I could never have imagined it, my twin brother Cesare in person,  the eleven or twelve year old kid, my twin brother Cesare, I say, with black stockings, short skirt to his knees, frilly blouse, pink boa around his neck, bright red lipstick, fantastic blue eyes, mascara, eye shadow and all singer, my twin brother Cesare with the modern-day Nazi-fascist father and the fundamentalist Catholic mom, yes him, ladies and gentlemen, dressed like a fucking faggot and whore at eleven or twelve years old, he, the smart impeccable kid, the innocent one, the nice one, the one and only, the thin, the cute, the loved one, yes him, ladies and gentlemen, dressed like a fucking faggot and whore and : Nothing but blue skies, I say, with the same voice as before, as I sit on the dead tracks of the abandoned railway line smoking my cigarette, beside Elisa who is lying on the ground or some twenty centimetres above the ground, waiting for the train to lop her head off down the bank and into the river. It was the first time I saw blood, my mother covered my eyes, she wanted to drag me away, but I saw the blood, I saw it flow with every crack of the belt and the studs, I saw it ooze from his nose, his mouth, my brother, the slight one, his hands were probably half the size of mine, beat to a pulp, the humiliated one, the one who, in the end, boys will be boys, I think as I sit on the dead tracks of the abandoned railway line, I. Blue days all of them gone, nothing but blue skies from now on, I say and smile a little, puffing smoke from my nose, nothing but blue skies.

Translation by ©Matilda Colarossi

(*in the original the child sings “Ma il cielo è sempre più blu” by Rino Gaetano)

Alessandro Cinquegrani is a researcher in the Department of Comparative Literature at the University Ca’ Foscari Venezia. He has published various works on literary criticism. “Cacciatori di frodo”, finalist in the Premio Calvino and candidate for the Premio Strega, is his first novel.

Cacciatori di frodo is published by Miraggi Edizioni and can be found at: http://www.miraggiedizioni.it/demo/catalogo/golem/25-golem/78-catalogo-cacciatori-di-frodo.html

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

5 thoughts on “Cacciatori di frodo/Poachers by Alessandro Cinquegrani

  1. Il testo originale di Alessandro, magmatico e ritmato, non era per niente facile da tradurre. Bravissima Matilde! Sono proprio felice di avere lanciato questo da(r)do letterario dal quale è scaturito un miracolo di comunicazione linguistica!

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