Italia

 

Fabio Massimo Franceschelli

Fuori dalla Storia…

… non si puo stare, è necessario incarnarsi, è accaduto anche a Gesu Cristo. E della carne subisci i bisogni, la sete, la fame, il sonno…

Si è addormentato verso le quattro del mattino. Ha fatto i pochi passi che separano la scrivania dal letto, si è tolto la t–shirt verde e si è gettato di peso sul materasso, a faccia in giu. Ha sognato immagini frammentate e incoerenti, nulla che possa essere raccontato.

Si è risvegliato appena dopo un’ora e mezza. Giusto un salto in bagno per fare la pipi, sciacquarsi il viso e le ascelle, poi di nuovo avanti e indietro nei trentacinque metri quadri del suo monolocale, a torso nudo, si è rimesso la maglietta, poi se l’è tolta, ha caldo, poi freddo, di nuovo caldo. La televisione è sempre accesa. Il volume è a zero. Il dvd continua a girare. Da ogni inquadratura possibile ha osservato il secondo aereo entrare. È il momento che piu lo affascina. Probabilmente è la distanza da cui è stato ripreso il tutto che lo inganna. Da certe prospettive cio che è grande e vero si trasforma in piccolo e finto. Un gioco. Ecco quel che gli dice il secondo aereo quando entra nella torre, che la vita è un gioco. Anche lui vuole giocare, fuori dalla storia non si puo stare, è necessario incarnarsi. E lo spirito si è incarnato in lui. È subdolo lo spirito, che sia di luce o di tenebra, se ti sceglie ti vive dentro senza chiederti il permesso. Poi ti si manifesta e gli divieni servo. Perché  proprio in lui? Non lo sa… Forse perché è sempre stato un uomo confuso, una preda facile. Oppure  perché  è libero, ovvero vuoto, da occupare, come una casa sfitta. La famiglia è andata da tempo, un dettaglio scolorito nei recessi della memoria. Il lavoro da piastrellista l’ha lasciato da un paio di settimane. Che altro c’era? Nulla. L’ideologia…un abito indossato per un po’ di tempo ma senza alcun entusiasmo. Ci vuole passione per l’ideologia e lui è sempre stato un tipo freddo. Mani fredde e leggermente sudate. Ci vuole senso comunitario per l’ideologia. Svastiche, fiamme, braccia tese in alto, piccoli straccetti per coprire il corpo nudo. Uno straccio vale l’altro. La religione non gli piace e soprattutto non ne ha bisogno. Non si è mai sentito un peccatore. Non ci si vede a predicare la Verita. Bisogna amarli, gli altri, per renderli partecipi della Verita. Il sesso è un dono che la natura gli ha negato. Microfallia, la diagnosi del medico a sedici anni. Non glien’è mai importato nulla, un problema di meno. L’arte è stata una buona alternativa. Non che si creda un intellettuale, per carita, tutt’altro, pero un tipo che frequentava ai raduni gli ha fatto conoscere l’arte macabra, o almeno cosi la chiamava. Cose tipo Michael Hussar, Zdzisław Beksiński, Chris Mars, Mariano Villalba, o anche cose piu antiche, Bosch, Bruegel il Vecchio. Sono immagini che gli piacciono. Non saprebbe dire perché ma gli piacciono. Gli piace il tema iconografico medioevale della danza macabra. Gli piace Gunther von Hagens di cui è addirittura andato a visitare una mostra nella Capitale. Per un po’ ci ha anche provato a dipingere, da bambino era bravo a fare case e fiori, ma poi ha smesso, insoddisfatto. Non gli piaceva guardare i propri dipinti. È un tipo molto esigente con se stesso, ha uno spiccato senso critico e nei suoi lavori non c’era arte, non era bello guardarli. A lui piace guardare, piace la bella immagine. Probabilmente l’arte ha in se quella giusta dose di frivolezza per risultare attraente anche agli spiriti semplici. L’arte è la puttana della civilta, va con tutti, è di bocca buona. Ma del secondo aereo non si puo dire semplicemente che gli piaccia, è qualcosa di differente: il punto è che non riesce a levarselo dalla testa.

Qualche volta si ferma e si siede sul bordo del letto. Quello è sempre stato il momento della sigaretta, la sigaretta sul bordo del letto. Non gli piaceva fumarla seduto sulla sedia, ne poggiato sul davanzale, gli piaceva sedersi sul bordo del letto, allungare la mano sul comodino dove c’era il pacchetto e prendersene una. Ora ha smesso di fumare, da sei mesi, non sa nemmeno lui  perché , non gli interessava smettere, eppure ha smesso. Gli è rimasto il riflesso di allungare la mano sul comodino. Si siede, allunga la mano, e non trova nulla. A volte soffre di forti emicranie. A volte vede le energie. E quando le vede sviene. Quando le vede, a volte, gli esce il sangue dal naso. Quel video ha un gusto del dettaglio che si direbbe pornografico, ingrandito, ripetuto, è per questo che l’ha comprato. Forse da bambino avra avuto un modellino di aereo e l’avra immaginato schiantarsi contro un grattacielo. Sicuramente avra immaginato l’esplosione di un aereo, o di un grattacielo, o entrambe, ma nulla a confronto di quanto si è verificato nella realta. L’aereo che entra lieve nel grattacielo e il grattacielo che lo accoglie docilmente e si lascia attraversare come fosse burro. Il buco d’ingresso a forma di aereo. Un’ala che dall’interno traccia un rilievo appena percettibile sulla facciata della torre. Solo piu tardi arriva l’esplosione. Un po’ come nei film d’azione americani che ogni tanto va a vedere al cinema, dove l’assassino spara un colpo in testa al tipo di turno e per un secondo si vede un foro perfetto nella fronte della vittima che resta immobile e sbigottita li, in piedi, con la bocca aperta, e crederesti che possa continuare a viverci cosi, con la bocca aperta e il foro d’ingresso del proiettile in fronte perfettamente definito è ancora asciutto. Ci andrebbe a lavorare con quel foro in fronte. Ci stringerebbe la mano a nuovi amici, ci andrebbe persino a cena. Ma dopo un buon secondo da quel foro inizia a schizzare sangue. Il sangue che sgorga e il grattacielo che esplode mettono fine alla bellezza delle immagini. Evidentemente, lui è interessato all’azione distruttiva piu che alla distruzione stessa. Dinamica e movimento fissati in un’immagine. Il confine. Quell’attimo imprendibile in cui si è entrambe le cose, il passato è gia il futuro, forma compiuta e informe disordinato. Li trova l’arte. C’e una frase che ha letto da qualche parte su internet. Gli e piaciuta subito, l’ha stampata e l’ha attaccata alla porta: tutta l’arte che ho dentro. Non e lui il soggetto della frase, non pensa a se stesso come artista, non e cosi presuntuoso, sa stare al suo posto. Per lui certe immagini sono piacere fisico e sensoriale, una sorta di scossa visiva, un breve orgasmo. Si alza e beve acqua da una bottiglia di plastica. Ha sempre bevuto molta acqua. Bravo, gli ha detto il dottore. Ha una piccola gabbia con un cardellino. E poggiata su un como vicino alla finestra. Si avvicina, fischietta all’uccello. Ha ragionato molto sulla sua fascinazione per l’11 settembre. Ha preso anche appunti in un quadernetto verde che tiene aperto sulla scrivania. Ama molto il verde. Non sono vere e proprie riflessioni, piu che altro spunti da sviluppare un giorno, quando ne avra la voglia e la forza:

fermare quell’attimo, o rallentarlo
l’azione che distrugge stimola la vita
manipolare il tempo
creare il presupposto per nuove forme
l’arte potenziale in ogni oggetto finito si libera nella sua distruzione
deformazione

   Si rimette la maglietta.  Perché  proprio in lui? Forse  perché  e puro come un bambino, la barba non gli e mai cresciuta. E quando lo spirito ti si manifesta c’e poco da fare, gli divieni servo. Che sia di luce o di tenebra. Poi succede quel che succede e hai voglia il giornalista e lo psicologo e il sociologo a fare ipotesi, a costruire spiegazioni. C’e nulla da spiegare. Le spiegazioni esorcizzano l’ansia e la paura, riportano lo sconosciuto al conosciuto, ergo lo spirito alla carne, ma sono tutte prese in giro collettive. Gli piace il verde della sua t–shirt, gli ricorda il periodo militare, probabilmente il piu sereno della sua vita, a parte le docce a vista. A quei tempi la leva era ancora obbligatoria. Altri tempi. Artificiere. Ora la prima torre sta crollando, buon momento anche questo, un inno alla vita, una ripartenza, come dicono i telecronisti di calcio. Una ripartenza… frase da ricordare. Prende il quadernetto verde e l’appunta. Ha un po’ di mal di testa. Beve dalla bottiglia, arresta il dvd, spegne la televisione, prende un portaoggetti da cintura e se lo allaccia alla vita. Poi apre un vecchio armadio, prende un berrettino da baseball e lo indossa. Infine si dirige verso due gonfi zaini verdi poggiati al muro. Ama molto il verde. Uno zaino sulla spalla destra, l’altro sulla sinistra. Si muove per uscire. Poi si blocca davanti alla porta. Poggia gli zaini a terra, delicatamente. Torna verso la finestra, la spalanca. Prende la gabbietta con il cardellino e la porta alla finestra, la apre, attende che l’uccello spicchi il volo. Nulla. Allora la scuote un po’ tenendola nel vuoto, oltre la finestra. Il cardellino esce e resta spaesato qualche secondo nell’aria, a pochi decimetri dal davanzale. Chiude i vetri e lo lascia li, davanti alla sua nuova vita. I volatili hanno altre logiche, pensa. Riprende gli zaini. Guarda la scritta sulla porta: tutta l’arte che ho dentro. Esce e si avvia  alla fermata dell’autobus.

Italy

 

Fabio Massimo Franceschelli

Outside history…

…no more waiting, he must take on a human form; even Jesus Christ had to. And of the flesh, one suffers needs, thirst, hunger, and sleep…

He fell asleep at about four o’clock in the morning. He walked the few steps that separated the desk from the bed, took off his green t-shirt and threw himself on the mattress, face down. He dreamt in sequences, fragmented and incoherent, about nothing that could be recounted.

He woke up only an hour and a half later. Just the time to take a leak, rinse his face and armpits, then go back to pacing up and down his thirty-five square metre studio apartment, naked from the waist up. He put his shirt back on, took it off again: it was hot, then cold, then hot again. The television is always on.  The sound isn’t. The DVD keeps turning. He has watched the second airplane enter from every possible angle. That moment fascinates him more than any other. It’s probably the distance from which the video was taken that deceives him. Certain takes can make something huge and real seem small and unreal. A game. That’s what the second airplane tells him when it enters the tower, life is a game.  And he wants to play too, no way to remain outside history; so he needs to take on a human form. And the spirit has entered his body. The spirit is shifty, whether it is of light or darkness, and if it happens to choose you, it lives inside you without asking for permission. Then it manifests itself and you become its slave. Why him? Who knows…Maybe because he’s always been a puzzled man, an easy prey. Or perhaps because he is free, or rather, empty, ready to be occupied, like a vacant house. The family has been gone for some time, a colourless detail lost in the folds of his memory. He left his job as a tiler a couple of weeks earlier. What else? Nothing. Ideology…an outfit he’d worn for a time without any enthusiasm. Ideologies need passion, and he’s always been somewhat cold. Cold hands, slightly sweaty. Ideologies need civic sense. Swastikas, flames, arms extended in the air, tattered rags to cover one’s nakedness. One rag is worth another. He doesn’t like religion, and most of all, he doesn’t need it. He’s never felt like a sinner. He can’t imagine himself preaching the Truth. You have to love someone to make them part of the Truth. Sex is a gift that nature has deprived him of.  Micro-phallus was what the doctor called it when he was sixteen. He couldn’t have cared less. One less thing to worry about. Art had been a good alternative. Not that he thought he was an intellectual or anything, nowhere close, but a guy he’d met at a conference had introduced him to macabre art, or at least that’s what he called it. Works like those of Michael Hussar, Zdzisław Beksiński, Chris Mars, Mariano Villalba, or even more ancient art like Bosch, and Bruegel the Elder. They‘re images he likes. He couldn’t say why, but he does. He likes the Medieval iconographic theme of the dance of death. He likes Gunther von Hagens, and he even went to the Capital to see an exhibition. For a while he even tried painting; as a child he was good at drawing houses and flowers, but then he stopped, unsatisfied. He didn’t like to look at his own paintings. He expects a lot from himself, is hypercritical, and there was no art in his work; he didn’t find pleasure in looking at it. He likes to observe things; he likes a beautiful image. Art has probably got just enough frivolity to be attractive to even the simplest spirit. Art is the slut of society: it’ll sleep with anybody; it isn’t picky. But he doesn’t just like the second airplane; it’s more: the fact is, he can’t get it out of his head.

Sometimes he stops and sits on the edge of the bed. That used to mean it was time for a cigarette break, a cigarette on the edge of the bed. He didn’t like to smoke on the chair, or while leaning on the window ledge; he liked to sit on the edge of the bed, reach for the packet on the bedside table, and pull out a cigarette. But he quit smoking, six months ago, and he can’t figure out why he quit: he didn’t really want to quit, but he did. He reaches for the packet on the bedside table automatically. He sits down, reaches out his hand, but there’s nothing there. Sometimes he has bad migraines. Sometimes he sees the forces. And when he does he faints.  When he does, sometimes, he has nose bleeds. The detail in that video is almost pornographic, zooming in, replaying it, and that’s why he got it. Maybe as a child he had a model airplane and imagined it crashing into a skyscraper. Maybe he imagined the airplane exploding, or the skyscraper exploding, or both, but nothing compared to what really happened. The airplane slowly entering the skyscraper and the skyscraper gently receiving it, letting it cut through it as if it were made of butter. The entrance is shaped like an airplane. The wing carves a barely visible line in the façade of the tower. The explosion comes later. Like in those American action films he sometimes goes to watch at the cinema, where the killer shoots somebody in the head, and for a second you can see a perfect hole in the victim’s head, but he is still standing there motionless and shocked, mouth open, and you get the impression he could stay that way, mouth open with a perfectly defined hole in his head and no blood. He could go to work with that hole in his head. He could shake hands with new-found friends, and even go to dinner. But a second later, blood starts spurting from the hole. The spurting blood and the exploding skyscraper put an end to the beauty of the image. He is obviously more interested in the destructive impact than the destruction itself. Dynamics and movement frozen in the same image. The confines. That elusive moment in which past and future come together, completed form and disordered formlessness.  That is where art lies. There’s a sentence he read on the internet somewhere. He liked it immediately, printed it and pinned it to the door: ALL THE ART I HAVE INSIDE. He isn’t the subject of the sentence; he doesn’t consider himself an artist. He isn’t that presumptuous, and knows his place. For him, some images are both a physical and sensory pleasure, a sort of visual shockwave, a brief orgasm. He gets up and drinks some water from a plastic bottle. He has always drunk a lot of water.  Good for you, the doctor said. He has a little cage with a goldfinch. It’s on the chest of drawers near the window. He goes to the cage, whistles to the bird. He’s thought a lot about his fascination with September 11th. He even took down notes in the little green notebook he keeps open on his desk. He loves the colour green. They aren’t really considerations, more like annotations to be developed one day, when he feels like it or is up to it:

 stop that moment, or slow it down
an action that destroys, stimulates life
manipulate time
create the conditions for new forms
the potential art of each finished object frees itself in its own destruction
deformation

He puts his t-shirt back on. Why him? Maybe because he is as pure as a child. He’s never even had a beard. And when the spirit manifests itself, there isn’t much you can do about it: you’re a slave. Whether it is light or darkness. And then whatever happens, happens, and the journalist and the psychologist and the sociologist can present as many theories as they like, and make as many conjectures as they like. There’s nothing to explain. Explanations exorcize anxieties and fear, make the unknown known, ergo the spirit in the flesh, but it’s just collective banter. He likes his green coloured t-shirt, it reminds him of his army days, probably the most peaceful days in his life, except for the open showers. Compulsory military service still existed then.  Other times. Bomb disposal expert. Now the first tower is going down, not a bad moment either, an ode to life, a restart, as soccer correspondents say. A restart…a line to remember. He picks up his green notebook and jots it down. He has a bit of a headache. He drinks from the bottle, stops the DVD, turns off the TV, snaps his belt pouch holster on his waist. Then he opens the old wardrobe, takes out a baseball cap and puts it on his head. Finally, he goes towards the two huge green backpacks leaning against the wall. He loves the colour green. One backpack on his right shoulder, one on his left. He moves towards the door. He stands there. Places the backpacks down gently. He goes back to the window, and opens it wide. He takes the bird cage with the goldfinch and takes it to the window, opens it and waits for the bird to fly out. Nothing happens. He shakes it outside the window. The goldfinch leaves the cage, flying, somewhat confused for a second, close to the ledge. He closes the window, leaving him there in his new life. Birds have another way of seeing things, he thinks. He takes up his backpacks again. He looks at the writing on the door: ALL THE ART I HAVE INSIDE. He leaves the house, and walks towards the bus stop.

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Translation ©Matilda Colarossi

The book Italia by Fabio Massimo Franceschelli was published by Del Vecchio Editore, and can be found here.

Fabio Massimo Franceschelli is a novelist, non-fiction writer, playwright and critic.  He is the editor of the drama review «Perlascena». His book Italia, was a finalist in the 28th edition of the Calvino Prize. He blogs at ereticobencotto.com

A review of his book can be found here.
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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