Tutto quello che la poesia ha il diritto di dire

 

Roberto Amato

Lui zoppicava leggermente, ma voleva accompagnarmi nel dedalo di strade intorno a Piazza di Spagna. Forse aveva paura che mi perdessi, o aveva voglia di camminare.

Diceva Edith: “è diventato così fragile… e se cade si incrina…”. Elegantissimo, levigato dagli anni e da quella sua rigorosa poesia che gli era cresciuta intorno come un abito permanente. Accanto a lui mi sentivo incorporeo. Lasciavo che mi attraversasse con la sua natura del tutto inafferrabile eppure nitidamente chiusa in quel profilo dagli occhi accigliati, dal naso breve, dagli zigomi alti e spessi come quelli di un pugile.

Era la prima volta che lo andavo a trovare nella sua casa in via del Babuino.

Ricordo molto bene il “luogo” dove lui scriveva. Uno studiolo interno, una stanza di mezzo con pochi libri e la macchina da scrivere su un tavolo scuro. Lì, quel pomeriggio di novembre, mi lesse alcune delle poesie ancora inedite di Né il giorno né l’ora.

Le poche volte che sono tornato a Roma sono sempre passato a salutarlo. Mi piaceva moltissimo ritrovare la casa che non sembrava quella di uno scrittore. Pochi libri. Poche cose ma belle, portate tutte dai viaggi. E Edith, questa donna che lui guardava con una delicata venerazione. Con un amore simile a quello rimasto segreto nelle sue poesie. Lei si sedeva nel centro di un divano bianco e rievocava, per noi, piccoli quadri della sua vita di ebrea ungherese sopravvissuta ad Auschwitz e a Dachau…

Risi lo scoprii da ragazzo. Mi capitò di leggere Di certe cose e rimase “il mio libro”. Mi pareva che raccogliesse in sé tutto quello che la poesia aveva il diritto e anche il dovere di dire. L’asciuttezza di un’ironia non ostentata, ma caparbia, modellava qualcosa di architettonico. Risi faceva in poesia quello che Burri aveva fatto in pittura. Definiva il rigore di un sentimento civile “assolutamente moderno”. Nessuna incertezza, nessuno sbandamento verso le incoerenze del postmoderno. Eppure sotto questo incrollabile rigore formale si sente sempre l’ondeggiare di un sentimento lirico, pudicissimo, che muove lo spazio e fa tremare l’orizzonte. Senza che nulla, però, si scomponga.

L’ultima volta che sono stato nella “stanza di mezzo”, lui preparava le bozze del grande Oscar Mondadori. Mi fece vedere il progetto di copertina. Avrebbe voluto mettere un acquerello di Sonia Delaunay, un dipinto rotondo dai colori purissimi. L’Editore preferì un bianco e nero di Capogrossi. Per il titolo Nelo aveva pensato a Polso Teso. Ma io gli dissi che non poteva non intitolarlo Di certe cose (… “che dette in versi suonano meglio che in prosa”, recitava nella Raccolta del ’70 il sottotitolo). E devo dire che lo convinsi perfino troppo facilmente. Disse subito sì.

Everything poetry has the right to say

. 

Roberto Amato

He limped slightly, but wanted to accompany me through the maze of roads around Piazza di Spagna. Maybe he was afraid I would get lost, or he felt like walking.

Edith said:”He has become so fragile…and if he falls he cracks…” Elegant, polished by the years and by his rigorous poetry, which had grown around him like a permanent set of clothes. Next to him, I felt incorporeal. I allowed him to traverse me with his completely elusive nature, which was, however, unmistakably enclosed in his frowning profile, his short nose, and his high cheekbones, as thick as a boxer’s.

It was the first time I had ever visited him in his house on via del Babuino.

I remember the “place” where he wrote very well. An internal study, a middle room with very few books and a type-writer on a dark table. There, that afternoon in November, he read a few, still unpublished poems to me from Né il giorno né l’ora.

The few times I returned to Rome, I always stopped in to say hello. I loved rediscovering that house, which didn’t look at all like a writer’s. Few books. Few things, but beautiful, all from his journeys. And Edith, this woman he looked at with gentle veneration. With a love similar to the one that remained hidden in his poetry. She would sit in the middle of a white sofa and call to mind, for us, snapshots of her life as a Hungarian Jew who survived Auschwitz and Dachau…

I had discovered Risi when I was a boy. I happened across Di certe cose [Of certain things] and it became forever “my book”. It seemed to me that it held everything poetry had the right and the obligation to say. The dryness of a subdued and yet determined irony produced something architectural. Risi did in poetry what Burri had done in painting. He defined the rigor of an “absolutely modern” civic sense. No uncertainty, no careening towards the incoherences of postmodernism. And yet under the unwavering formal rigor you could always feel the ripple of lyrical sentiment, a reserve, which moves space and makes the horizon tremble. Without, however,  allowing anything to come apart.

The last time I was in that “middle-room”, he was preparing a rough draft of the great Oscar Mondadori. He showed me the book cover design. He said he would have liked a watercolour by Sonia Delaunay, a round painting of the purest colours. The Editor had decided for a black and white by Capogrossi. As for the title, Nelo would have liked to call it “Polso teso” [Taut wrist]. But I told him he couldn’t not call it Di certe cose/Of certain things (…”which said in verse sound better than in prose”, stated the subtitle of the 1970 Collection). And I must admit it didn’t take much to convince him. He immediately said yes.

Translation ©Matilda Colarossi

Roberto Amato is a poet. His poetry collections include: Le cucine celesti, 2003 (Diabasis) winner of the Premio Viareggio- Répaci;  L’agenzia di viaggi, 2006 (Diabasis) winner of the Premio Spallicci;  Il disegnatore di alberi, 2009 (Elliot Edizioni); L’acqua alta,2011 (Elliot Edizioni); and Lo scrittore di saggi, 2012 (Elliot Edizioni), also published on Poetry International: http://www.poetryinternationalweb.net/pi/site/poet/item/27776/Roberto-Amato.

The article was first published here: http://www.labalenabianca.com/2015/09/29/tutto-quello-che-la-poesia-ha-il-diritto-di-dire/ 

Nelo Risi can also be found here: https://paralleltexts.wordpress.com/2016/09/04/dalle-regioni-dellariafrom-the-regions-of-air-by-nelo-risi/

Watercolour by Sonia Terk Delaunay.
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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