“One day though, someone knocked at the door, and it was my father. “

*La felicità è mangiare all’aperto

Mia madre ha detto che, anche se tutto è diverso, proprio nulla è cambiato

di Viola Ardone

Prima di tutto hanno interrotto la scuola, poi hanno chiuso la palestra e infine i negozi e hanno detto a mia madre che non doveva più andare a lavoro. Io all’inizio sono stato felice. Mia madre, che è molto astuta, ha detto che anche se è tutto diverso niente è cambiato. Così la mattina ci alziamo e ci mettiamo i vestiti come dovessimo uscire, ma non usciamo. Ce ne andiamo in salotto, io faccio i compiti e lei lavora al computer con i suoi alunni. Poi io faccio merenda e la aiuto a preparare le videolezioni. Siccome mia madre è veramente astuta ha subito convinto i suoi alunni a studiare come se fossero in classe e loro pare che siano felici e le inviano i cuoricini sulla chat. È tutto perfetto. A ora di pranzo, se c’è il sole, mia madre dice: ti va se mangiamo fuori? Prendiamo le sedie e il tavolino e ci piazziamo sul balcone, facciamo finta che stiamo al ristorante e dopo pranzo ci sdraiamo a prendere il sole.

Il pomeriggio lei dice: è ora di andare in palestra, facciamo ginnastica in salotto? Ci infiliamo la tuta e iniziamo gli esercizi: io faccio l’allenamento del karate e lei la scheda che le aveva fatto l’allenatore. Quando siamo stanchi ci fermiamo e ci prepariamo l’aranciata o il frullato. La vita dovrebbe essere sempre così. La sera saliamo sul terrazzo a guardare le stelle e poi montiamo la tenda. Mia madre è veramente astuta e infatti facciamo finta di essere al campeggio e ognuno legge il suo libro alla luce della lampada a batterie. Quando si chiudono gli occhi dal sonno ce ne andiamo a dormire. Anche se la notte mi sveglio per l’incubo, mi vado a mettere nel lato vuoto del suo lettone e mi riaddormento.

Un giorno però hanno bussato alla porta ed era mio padre. Lui lavorava nell’altra città e ci vedevamo solamente nel fine settimana, ma poi hanno chiuso anche il suo lavoro e si è presentato qua con una grande valigia. Ci siamo ritrovati tutti e tre in soggiorno e per un po’ nessuno ha parlato, poi mia madre ha detto: vieni, mettiamo a posto le cose. Veramente faceva tutto lei perché lui i posti nemmeno li conosceva. Né in camera da letto, né in cucina, né in bagno. Sull’uscio c’è la targhetta con tutti e due i cognomi ma lui di questa casa non sa niente. E nemmeno di noi. Quando tornava nel fine settimana mi portava a pranzo dai nonni, al cinema e al centro commerciale per comprare un regalino. Adesso è tutto chiuso. Sono chiusi anche i nonni.

Mio padre sta tutto il giorno sul divano, anche di notte, e fa su e giù col dito sullo schermo del telefonino. Ogni tanto controlla l’orario ma per lui il tempo non passa mai. Poi accende il televisore sul canale notizie. Io aspetto che mia madre lo rimproveri perché la tele è concessa soltanto un pochino prima di cena. Invece fa finta di niente. Mi chiama in cucina e ci mettiamo a preparare la pasta con le melenzane. — Pranziamo fuori? —le chiedo. È un po’ nuvoloso, mi dice, meglio aspettare che torni il sereno. A tavola la tv resta accesa, mio padre assaggia la pasta e poi la lascia nel piatto. Lo sgriderà, adesso, mi dico. Ma no, ritorna in cucina e ne esce con la confezione di gelato al doppio fondente. Io mangio il gelato e ogni tanto lo guardo. Lui resiste, resiste, poi pende una coppa e se la riempie. Gli restano i baffi marroni sul viso. Mia madre col dito se li dipinge anche lei e ride. Lui sembra indeciso ma infine torna al divano a mandare messaggi a qualcuno. La sera non guardiamo le stelle e la tenda resta vuota, in un angolo della terrazza. Io vado a dormire da solo e spero che mia madre abbia un piano, perché lei è molto astuta.

E infatti qualcosa succede. In principio si rompe la tele: immagini a scacchi su tutti i canali e solo un ronzio dalle casse. E dato che restano aperti solo farmacie e alimentari, lo schermo rimane buio e la sera torniamo in terrazza a contare le stelle. Poi un giorno mio padre mette a soqquadro la casa ma niente, arriva la sera e il suo telefonino non è spuntato fuori. — Quando i negozi apriranno te ne regalo uno nuovo, — gli dice mia madre. Lui borbotta qualcosa ma poi finisce che si mette a montare con me la pista delle auto, che è lunga come tutto il salotto. Infine, una sera, il divano si schianta di botto e lui si ritrova per terra. — Fino a che non potremo aggiustarlo puoi dormire con me, in fondo è anche il tuo letto, — gli dice mia madre. Spegniamo le luci ma io non ho sonno: qualcuno si è preso il mio posto, rifletto. Poi dalla stanza accanto mi arriva il rumore del loro respiro abbinato e mi addormento pure io.

Mi sveglio di notte che è tutto silenzio. Mi sfilo dal letto e mi imbuco in quello di mia madre, che però è vuoto. Seguo la luce in fondo al corridoio, che porta in cucina. Di soppiatto mi affaccio alla porta e li vedo: le tre del mattino, due bicchieri di vino rosso bevuti a metà e la musica a basso volume. Seduti di spalle, si parlano piano e ogni tanto le teste si toccano un po’. Torno in cameretta e dalla finestra mi sorride una luna gigante: magari domani mangiamo all’aperto!

Happiness is eating outside

My mother said that, even if everything is different, absolutely nothing has changed

by Viola Ardone

First they closed the schools, then they closed the gyms, and finally they closed the shops and told my mother she couldn’t go to work anymore. I was happy at first. My mother, who is really smart, said that even if everything is different, nothing would change. So we get up in the morning and put on our clothes as if we were going to go out, but we don’t go out. We go to the living room: I do my homework, and she works at her computer with her students. Then I have a snack and help her prepare her video lessons.
Given the fact that my mother is really very smart, she convinced her students to study as if they were in class, and they seem happy about it and send her hearts on the chat. It’s perfect. At lunch time, if the sun is out, my mother says: “How would you like to eat outside?” We take our chairs and the table and sit on the balcony. We pretend we’re in a restaurant, and after lunch we lie down and sunbathe.

In the afternoon she says: “It’s time to go to the gym. Shall we do some exercise in the living room?” We put our sweat suits on and start: I do karate, and she does the exercises her trainer gave her. When we’re tired, we stop and prepare some orange juice or a shake. Life should always be this way. In the evening we go up to the terrace to look at the stars, and then we put up the tent. My mother is really smart, and we pretend we’re camping, and we read our books in the light of the flash light. When our eyes are heavy with sleep, we go to bed. Even if I have a nightmare that wakes me up, I go to her bed and climb in on the vacant side, and fall back asleep.

One day though, someone knocked at the door, and it was my father. He works in another city, and we only see him on weekends; but then they closed where he was working, too, and he ended up in front of our door carrying a huge suitcase. The three of us sat in the living room, and no one spoke for a bit. Then my mother said: “Come on; let’s put your things away.” To be truthful, she did everything, because he didn’t know where things went. Not in the bedroom, nor the kitchen, nor in the bathroom. Both their names on are on the doorbell, but he doesn’t know anything about this house. Or about us. When he used to come home on the weekends, he would take me to visit my grandparents, to the cinema, and to the mall to get me a gift. Now, everything is closed up. Even my grandparents are closed up.

My father sits on the sofa all day, and all night, and runs his finger up and down the screen of his phone. Every once in a while he checks the time, but for him time never seems to go by. Then he turns on the news on TV. I wait for my mother to scold him, because we can only watch TV a little before dinner. But she pretends like it’s nothing. She calls me to the kitchen and we prepare pasta and eggplant. “Do you want to eat out,” I ask. “It’s a bit cloudy,” she says, “maybe we should wait till it gets sunny again.” The TV stays on even when we’re eating. My father tastes the pasta and then leaves it in his plate. She’ll scold him now, I think. But no, she goes into the kitchen and comes out with a box of double chocolate ice cream. I eat the ice cream and look at him every once in a while. He resists, resists, then he gets a bowl and fills it. He gets a chocolate brown moustache. My mother takes her finger and paints a moustache on herself and laughs. We don’t look at the stars at night, and our tent stands empty in a corner of the terrace. I go to sleep alone and hope my mother has a plan, because she is really smart.

And indeed something happens. First the TV breaks: little squares appear on every channel and it emits a humming sound. And since only the pharmacies and grocery stores stay open, the TV screen stays dark, and we go back to sitting on the terrace and counting the stars. Then one day my father turns the house upside down, but night comes, and nothing, his phone is still nowhere to be found. “When the shops open again, I’ll buy you a new one,” my mother says to him. He mutters something, but then he helps me set up my race track, which is as long as the whole living room. Then, one night, the sofa crashes down, and he finds himself on the floor. “You can sleep with me until we get it fixed. It’s your bed too, you know?” my mother says to him. We turn off the lights but I can’t sleep: someone has taken my place, I think. Then, from the next room, I hear them breathing in unison, and I fall asleep too.

I wake up during the night and everything is quiet. I slip out of my bed and go to my mother’s, but it’s empty. I follow the light along the hallway that leads to the kitchen. Stealthily, I peek through the door and see them: three o’clock in the morning, two glasses of red wine, half empty, and soft music playing. They’re sitting with their backs to me, and they’re talking quietly. Every once in a while their heads touch. I go back to my bedroom and a huge moon smiles down on me from my window: maybe tomorrow we can eat outside!
Translation ©Matilda Colarossi 2020

*The text was first published on Corriere del Mezzogiorno, series Decamerone del coronavirus (March 20, 2020)

Viola Ardone is a young Neopolitan author. She teaches Italian and Latin in High School. She is the author of La ricetta del cuore in subbuglio, Salani (2012), Una rivoluzione sentimentale, Salani (2016), Cyrano dal naso strano, Albe Edizioni (2017). In September 24, 2019 she published her novel Il treno dei bambini, Einaudi (2019), which not only received great enthusiasm at the FBF, but was also sold in 24 international territories. It is currently being translated into English.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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