River

Ted Hughes

Fallen from heaven, lies across
The lap of his mother, broken by world.
But water will go on
Issuing from heaven
In dumbness uttering spirit brightness
Through its broken mouth.
Scattered in a million pieces and buried
Its dry tombs will split, at a sign in the sky,
At a rending of veils.
It will rise, in a time after times,
After swallowing death and the pit
It will return stainless
For the delivery of this world.
So the river is a god
Knee-deep among reeds, watching men,
Or hung by the heels down the door of a dam
It is a god, and inviolable.
Immortal. And will wash itself of all deaths.

River

Ted Hughes

Caduto dal cielo, steso lungo
la fessura materna, piagata dal mondo.
Ma l’acqua fluisce
originata in cielo.
Esprime in silenzio il suo vigore splendido
dalla sua bocca rotta.
Diffuso in un milione di frammenti e seppellito
le sue tombe secche si apriranno, dopo un segno nel cielo,
a un lacerio di veli.
Crescerà, nel tempo dopo i tempi,
ingoierà la morte con l’abisso
e tornerà più candido
per questo parto del mondo.
Dunque il fiume è un dio fra i giuncheti,
ai ginocchi degli uomini
o appeso dai piedi alla faglia materna
è un dio, e inviolabile.
Eterno. E si lava di tutte le morti.

Traduzione ©Costantino Belmonte

La mia non è una nota tecnica sulla traduzione di questo misterioso e tuttavia incredibilmente semplice brano, semplice nel suo immaginario profondo. Si tratta del mistero della generazione, del parallelo tra la faglia terrestre che si squarcia e lascia correre il primo spruzzo vitale che sarà un fiume e la piega nel ventre materno, che lascia fluire una nuova vita.

La scena, potente, è tutta qui.

Mi sono accostato a questa poesia soprattutto per un amore personale per la natura, perché la prima volta che la lessi, più di venti anni fa, ero a casa di un collega e amico che mi mostrò un libro appena ricevuto dall’Inghilterra e il cui titolo era lo stesso della poesia, River, un libro bellissimo, di forma quadrata, di fotografie e poesie indissolubilmente legate, in cui l’immagine prestava voce ai versi e i versi completavano le suggestioni visive affidate allo sguardo di Peter Keen, il fotografo che collaborò con Hughes alla stesura del volume e del progetto naturalistico che esso testimonia.

Ricordo di aver copiato a mano, su alcuni fogli di taccuino e a matita, una decina di poesie, per versarmele lentamente nella memoria, come l’alveo attende proprio il fiume, tanto che la traduzione, pian piano, seguendo le parole che prendevano forma sul foglio, si formava da sé, in un’area mentale nata per l’occasione, pronta a prestarmi le parole di questa mia prova, quasi totalmente sganciata dal dettato originale. E dell’originale spero abbia preso la forza, l’immaginazione, la rinuncia a ogni abbellimento formale, come insegna la natura e come certamente insegnò all’appassionato di pesca Ted Hughes, che la volle mettere in versi, chiedendo all’amico fotografo di scattare ora da vicinissimo, ora da lontanissimo ogni genere di scorcio fluviale e del tipo di vita che in esso si genera e brulica, portando tutto su un piano quasi sublimato, dove il fiume è il tempo e ogni creatura che lo abita è un piccolo dio e il poeta è il loro stupefatto testimone.

Info libro

Ted Hughes, River

Published by Faber & Faber in association with James & James, 1983

US ed.: Harper & Row, 1984 (without photographs)

Photographs by Peter Keen

Link

http://www.ted-hughes.info/index.php?id=25

 
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

One thought on “Poets translating poets: Belmonte & Hughes

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