Dolce-Amaro

Gianna Patriarca

he has learned to bend
the way branches do
under the white weight
of endless Januarys.

this country has taken everything
his health, his language
the respect of his modern children
the love of his angry wife.

in some forgotten lifetime
he was a young, dark-haired man
in a ship packed with young
dark-haired men
floating uncomfortably toward
a dream they didn’t want to bury
with the still young bones
of mothers and fathers
among the ruins of a post-war Italy.

for most
the dream did not come easily
the golden paved North America
wasn’t paved at all

only years of feeling strange
cold and hot months over multiplying bricks
hands turned leathery and large
needs stored away in cave cellars
deep, with the colour of aging wine.

in the evenings
there was the smell of group sweat
cheap meals seasoned with resentment
by the wives of aspiring landlords.

for my father
the dream ended early
when his knees were crushed
by the weight of steel
along some railroad line.

he was thirty-one
there was no insurance then
and little interest for the benefits
of an immigrant man.

he bends easily at fifty-seven
walks with a cane
rarely opens his lifeless eyes

the government sends him
fifty-one dollars a month
in recognition.

Dolce-Amaro

Gianna Patriarca

lui ha imparato il modo
di piegarsi che hanno i rami
sotto il bianco peso
nevoso di interminabili gennai.

questo paese gli ha tolto ogni cosa
salute, lingua
rispetto dei figli emancipati
l’amore di una moglie adirata.

in un tempo ormai dimenticato
fu un ragazzo dai capelli scuri
su una nave stipata
di altri ragazzi dai capelli scuri
sballottati verso
un sogno che non volevano sotterrare
insieme alle giovani ossa
di madri e padri
tra le macerie dell’Italia post-bellica

per lo più
il sogno non si realizzò facilmente
l’America lastricata d’oro
non era nemmeno lastricata

per anni e anni sentirsi spaesati
mese dopo mese, al freddo e al caldo, su mattoni
che moltiplicavano mani grosse e di cuoio
e tanti desideri nel ventre
di scantinati color del vino vecchio.

a sera
l’olezzo di sudori mischiati
povere cene condite di risentimento
da mogli di aspiranti padroni.

per mio padre
il sogno finì presto
quando gli furono schiacciate le ginocchia
sotto un peso d’acciaio
lungo una linea ferroviaria.

aveva 31 anni
a quei tempi non c’era l’assicurazione
e se ne fregavano dell’assistenza
ad un immigrato.

ora che ha 57 anni è del tutto piegato
cammina con un bastone
raramente apre gli occhi smorti

il governo gli invia
51 dollari al mese
a mo’ di contentino

Traduzione ©Franca Alaimo

Nel testo Dolce-Amaro di Gianna Patriarca, caratterizzato da una tessitura lessicale tanto essenziale quanto pregnante, l’elemento narrativo, quello autobiografico e quello sociale si sovrappongono ed integrano perfettamente.
L’intelaiatura dei versi ubbidisce al criterio della circolarità, se è vero che nel verso iniziale quell’imparare a piegarsi del padre dell’autrice (“he has learned to bend”) trova il suo compimento in  “bends easily at fifty-seven”  nell’ultima parte del testo. Le espressioni sottolineano con forza e  la menomazione fisica subita dall’uomo (a causa di un incidente sul lavoro) e la resa totale dello spirito fiaccato dal dolore e dalla disillusione. Come scrive l’autrice, egli finì, infatti, con il perdere salute, lingua, rispetto dei figli e perfino l’amore della moglie eternamente rancorosa.
La storia del padre emigrato giovanissimo dal Sud Italia nel periodo del secondo dopoguerra, è anche quella di tanti altri migranti, che sperimentarono sulla propria pelle l’ostilità dei nativi e il vuoto legislativo nei confronti degli immigrati, come evidenzia la chiusa ironica del testo, in cui viene dichiarata la ridicola cifra corrisposta dal governo al padre come riconoscimento.
La tenerezza e lo sconforto della poeta nei confronti del padre si concentrano soprattutto nell’evocazione quasi mitica della sua giovinezza colma di sogni e speranze, quando, su una nave, partì alla volta dell’America del Nord che immaginava lastricata d’oro (“the golden paved North America”), sogni e speranze divenuti presto disperazione e amarezza serrate silenziosamente nel petto come merci in uno scantinato buio.
La qualità della vita dei nostri emigranti italiani, così come la racconta l’autrice, non è affatto diversa da quella dei migranti d’oggi in Europa, ed è questa somiglianza di circostanze che dona al testo, scritto negli anni ’80, un’interessante dimensione d’attualità.
Una poesia, questa, limpida e semplice, ma profondamente intensa, che vibra di una forza espressiva tenera e feroce allo stesso tempo. – Franca Alaimo
.
Gianna Patriarca was born in Ceprano, Frosinone in the region of Lazio, Italy. She moved to Canada as a child in 1960. She graduated with a degree in English Literature and Italian, and a B Ed from York University and taught for the Toronto Catholic School System for over 30 years.

Gianna is an award winning author of 9 books of poetry and a book for children and has read her work in Canada, USA, Yale University, Purdue, Calumet, New York, Paterson New Jersey and in Italy at the University of Udine, Bologna and Naples Orientale.
Her work is extensively anthologized and has been adapted for both stage and radio dramas and featured in the documentary Enigmatico, Pier 21, The Italian/Canadians and Three Women, Adapting Lives, Adopting Lines.
She was the first recipient of the Arts and Science award from the Italian Chamber of Commerce in 2010 and was shortlisted for the Bressani Prize in 2009 for her collection My Etruscan Face and runner-up to the Milton Acorn People’s Poetry award for her book Italian Women and Other Tragedies, which is now in its 4th printing and translated into Italian in 2009 and presented at the University of Napoli, Orientale and Bologna.
Gianna’s book of short stories, All My Fallen Angelas was inspired by the lives of Italian/Canadian women in Toronto, published in 2016 by Inanna Publications. She is working on a novel and a new book of poetry.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

One thought on “Poets translating poets: Franca Alaimo & Gianna Patriarca

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