Recensione:

Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo 

di Erri De Luca

Mariangela Lando

Un libro di poesie. Da leggere un poco per volta. Da riprendere in mano. Da capire. I dubbi partono dall’autore stesso quando curiosamente precisa che si tratta di righe che vanno spesso a capo. In questo itinerario di sola andata il mare è sempre presente e tante sono le metafore marine che accompagnano il lettore. Gli inevitabili contrasti che il mare ispira quando diviene mezzo di sopravvivenza di uomini in cerca di un futuro migliore, si mescolano e creano un osmosi di significati plurimi: il mare per questi uomini è acqua selvatica sudore salato. Si tratta di un mare sognato, desiderato, atteso a cui ognuno attribuisce una forma differente: una mezza luna coricatail tappeto di una preghierai capelli di una madre. Invece il mare diviene all’improvviso il contorno merlato del proprio paese l’ostacolo da affrontare, il luogo lagrimevole da cui partire.

Da giorni prima di vederlo il mare era un odore
un sudore salato ognuno immaginava di che forma.

Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera
sarà come i capelli di mia madre.

Cos’era invece? Un orlo arrotolato sulla fine dell’Africa,
gli occhi pizzicati da specchietti, lacrime di accoglienza.

È l’attesa che precede il viaggio e il momento della condivisione. È l’attimo della speranza partecipata e il tempo della generosità assetata, ubriaca di sensazioni, fintamente esibita nelle parole dei navigatori senza scrupoli: è il prezzo per salire sul mare di nessuno, è il desiderio che si coniuga con l’ignoto. E il mare oscillante e accompagna il prosieguo del cammino, diviene l’unico testimone silenzioso della paura, il solo a contrastare l’odore degli assassini.

Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi,
cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi.

Pescatori ci offrono pesci luminosi,
succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti.

L’anziano accanto al fuoco tratta coi mercanti
il prezzo per salire sul mare di nessuno.

La barca è una sella più comoda di una cavalcatura
il mare è un movimento di cammello.

Per abbondanza, vomitiamo i pesci,
dal corpo un’onda di restituzione.

Il marinaio è armato, ha paura di noi usciti dal deserto,
fa mosse di minaccia, le donne si difendono le orecchie.

Sono in due, stanno larghi, ci tengono a distanza,
tre metri vuoti e noi stretti davanti.

Hanno ammazzato già, si sente dalla puzza di paura,
di notte è più forte l’odore degli assassini.

Tutte le poesie della prima parte rinviano alle situazioni fin qui sintetizzate. L’autore coniuga ai tratti drammatici e fin troppo legati alle notizie di cronaca sugli sbarchi, anche una parte biblica. Se esiste un Dio che impone di provare meraviglia per il creato, vi è anche un Dio non cercato dagli uomini. In mare aperto non si invoca, non esiste nessuna supplica d’aiuto. La terra è l’antitesi del mare. Il coro collettivo di preghiere è vuoto, rimane a terra, lontano, quando si canta per le mandrie, quando le donne curavano il fuoco. 

.

“……
Un’ondata punta la barca in giù verso di noi
L’uomo con il fucile cade a faccia avanti.

Afferro l’arma dalla parte del ferro, lui la stringe dal legno,
glielo tolgo, l’alzo sopra le braccia e lancio al mare.

Una forza di ondate nel mio corpo pareggia la tempesta
Pianto le gambe nel mezzo della barca, si fa largo intorno.

Il nostro Dio comanda di provare meraviglia
davanti a tutto quello che viene incontro a noi.

Lascia alla meraviglia un tempo, fino al sangue,
poi lascia fare a noi….

È una poesia a tinte forti, scabra, che racconta, è una parola che scuote e che vuole essere testimonianza. È un grido dove purtroppo trova spazio l’orrore e la morte. Il popolo è protagonista delle battaglie di vita, è forte nelle proprie terre africane, scacciato dalle proprie case con il seme sputato il più lontano dall’albero tagliato, fino ai campi del mare. Un popolo di sabbia intriso di ferro nel sangue, un popolo la cui Patria è la cenere fresca di vecchi e di animali partita col vento. Guerra, devastazione e morte si rincorrono da oriente a occidente da e per il mare. Con solo andata si rivive il lungo e difficile viaggio “emigrante” fin troppo visto, spesso vano, discutibile.

Dalla camicia sfilo la mia lama, sono addosso all’uomo,
l’apro dal basso ventre in su, poi lo rovescio in mare.

Il marinaio al timone si fruga addosso un’arma, grida,
tutto il mio corpo è il manico di un ferro per squartare

Fosse un uomo salterebbe nei metri di nessuno
dove sto io per il combattimento.

Resta al suo posto, vado con il coltello basso e pochi passi
quello si volta al mare, si butta dentro vivo con le scarpe.

Siamo senza guardiani e senza guida
nella corrente, giro il timone, torna di fianco il mare.

La barca è un pezzo di terra preso a colpi di vanga
i viaggiatori sciolgono le gambe, occupano i metri.

Review:

No return. Lines that too often go back to the start

by Erri De Luca

Mariangela Lando

A book of poetry. To read a bit at a time. To pick up again and again. To understand. The doubts begin with the author himself when, curiously enough, he calls them lines that too often go back to the start. During this journey with no return, the sea is forever present, and there are numerous maritime metaphors that accompany the reader. The inevitable contrasts, which the sea inspires when it becomes a means of survival for men in search of a better future, intermingle and create an osmosis of multiple meanings: the sea is wild waters and salted sweat. It is a sea that was dreamt of, desired, and anticipated, which every man imagines differently: a half moon napping, a prayer mat, a mother’s hair. But suddenly the sea is the crenellated contour of one’s own country, an obstacle to be met, a teary place from which to depart.

For days before seeing it, the sea was a smell
salted sweat whose shape each man imagined.

Will it be a half-moon napping, will it be like a prayer mat
will it be like a mother’s hair?

So what was it? A rolled up hem on the edge of Africa,
eyes stung by tiny mirrors, tears of welcome.

It is the wait before a voyage and the moment of partaking. It is a moment of shared hope and a time of thirsty generosity, drunken with sensations, finitely exhibited in the words of the ruthless sailors: it is the price to pay to board no-man’s sea; it is desire together with the unknown. And the sea that undulates and accompanies their journey, becomes the sole mute witness of their fear, the only thing that contrasts the smell of the assassins.

We drink on the beach the tea of the Berbers,
cook the eggs stolen from white birds.

Fishermen offer us luminous fish,
we suck the pulp from the skeletons of transparent bones

The elder near the fire haggles with the merchants
over the price to pay to board no-man’s sea.

The boat is a saddle that is more comfortable than a mount
the sea is a camel’s stride.

For overabundance, we vomit fish,
from our bodies a wave of restitution.

The sailor is armed, afraid of us who come from the desert,
and motions menacingly, the women defend their ears.

There are two of them, they stand apart, keep us at a distance,
three metres of space and us crushed in front.

They have killed before, we know this from the stench of fear,
at night the scent of the assassins is stronger.

All the poems in the first part of the collection deal with the facts presented here. The author combines the dramatic, and the all too real, headlines of the boatpeople with a biblical section. If a God exists who commands us to marvel at creation, there is also a God that man does not seek. On the open sea, this God is not invoked; there are no cries for help. Land is the antithesis of the sea. The collective chorus of prayers is empty, left on the dry land, far away, when they sing to the herds, when the women kindled the fire.

.
“…
A wave tips the boat down towards us
The man with the rifle falls face down.

I grab the rifle by the barrel, he holds on to the wood,
I take it from him, raise my arms and throw it into the sea.

A wave of strength surges within me equaling the storm
I stand firm in the middle of the boat, space all around me.

Our God commands us to marvel
at everything we meet on our paths.

He gives that wonder time, till there is blood,
then he leaves it to us….

It is an intense poem, harsh, that tells a tale; it is an utterance that troubles and that wants to bear witness. It is a cry where, unfortunately, horror and death find their place. The people are the protagonists of the struggles for life, strong in their own African lands, driven out of their homes with the seed that is spit the furthest possible distance from the felled tree, to the meadows of the sea. A people of sand with iron in the blood, a people whose Homeland is the fresh ash of the elderly and animals departed with the wind. War, destruction and death run from east to west, from and over the sea. With solo andata we relive the long and difficult voyage of the “migrant”, too often seen, so often vain, questionable.

I slip my blade from my shirt, am on top of the man
I rip him open from the waste up, then I throw him into the sea.

The sailor at the helm searches his clothes for a weapon, yells,
my entire body is the handle of a blade for butchering

If he were a man he would jump through that vacant space
to where I stand ready for the battle.

He stays where he is, I move knife held low and only a few steps
He turns towards the sea, dives in alive with his shoes on.

We are without keepers and without guides
in the current, I turn the helm, the sea again at our side.

The boat is a piece of land loosened by the strikes of the hoe
the travellers stretch their legs, occupying the space.
.

Translation ©Matilda Colarossi

The author, MARIANGELA LANDO, was born in Bassano del Grappa and lives in Padua. She has a PhD in the Science of linguistics, philology and literature from the University of Padua. She has published works on «Nuova Antologia», «Il Poligrafo», «La Piè», and «Leggere donna». The original article can be found here:

http://www.criticaletteraria.org/2015/09/solo-andata-erri-de-luca-feltrinelli.html?m=1

The book can be found here:

http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/solo-andata-1/

The poems can be found on page 92, solo andata, Erri De Luca, Milano, Feltrinelli, 2014

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

2 thoughts on “Literary reviews: solo andata/no return by Erri De Luca

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