CACCIATORI DI FRODO – ALESSANDRO CINQUEGRANI

by Gianluigi Bodi

Paratesto:
La sovracopertina mi ricorda qualcosa di buono, mi ricorda i sacchetti del pane di una volta e mi ricorda con che gioia (io che sono sempre stato un goloso di pane) aspettavo che mia madre ne tirasse fuori il contenuto. Ora che sono diventato un goloso di letteratura, l’effetto è lo stesso. Prendere in mano questo libro ed aprirlo è un po’ come scartare un pacco regalo. E in un pacco regalo, ciò che ci fa rimanere a bocca aperta è la sorpresa.
Testo:
Ti accorgi subito, dopo poche righe, di non essere di fronte al solito romanzo che pretende di raccontarti una storia in maniera lineare, che magari costruisce le sue fortune sul colpo di scena eclatante che nessuno si aspettava che potesse arrivare, tranne evidentemente l’autore.
“Cacciatori di frodo” non è niente di tutto questo. E credetemi se vi dico che è una settimana che mi gironzolano per la testa metafore a ripetizione per cercare di descrivervelo.
Andiamo per ordine.
I libro l’ha scritto Alessandro Cinquegrani e si porta appresso il pesante fardello di una finale al Premio Calvino 2010. Dico pesante perché, negli ultimi tempi, ho imparato a capire che dal Premio Calvino passa buona parte dell’ottima letteratura di casa nostra. Quindi, se pensate che gli autori italiani siano tutti morti, il Premio Calvino potrebbe essere il primo luogo da frequentare per capire che le cose non stanno proprio così.
Capirete quindi che con un simile lasciapassare io mi aspettassi molto da questo libro.
E per fortuna non ne sono stato tradito, le mie aspettative sono state superate di gran lunga dalla realtà.
“Cacciatori di frodo” racconta una storia, una storia che prende vita nel florido nordest, il nordest della cultura del lavoro e dei soldi. Nella provincia di Treviso, una provincia d’arte e anche un po’ di snob. Ed è una storia che gira attorno ad un inceneritore, simbolo di tutto quello che si possa bruciare in nome del consumismo.
Pensavo di raccontarvi la trama, di parlarvi di Augusto, la moglie Elisa, il piccolo Daniele, Cesare il fratello gemello di Augusto e i genitori di questi due. Ma non serve. O meglio, se devo parlare di qualcosa di bello, meglio che parli della miglior cosa che si possa trovare in questo libro. La scrittura.
La scrittura, in questo libro, è meravigliosa. E’ ricorsiva, procede per accumulo, ritorna su se stessa e si nutre di se stessa, si mangia e si digerisce ogni volta sempre simile alla volta precedente eppure sempre un po’ più diversa. La trama aderisce perfettamente a questa scrittura. Cinquegrani ci accompagna in una camminata di dodici chilometri che Augusto è costretto a fare tutte le mattine per andare a recuperare la moglie che, distesa sui binari, aspetta invano che un treno arrivi e le faccia rotolare la testa sull’argine del Piave. Lentamente, entriamo in contatto con i pensieri di Augusto, pensieri che lo accompagnano durante tutta la passeggiata mattutina e che a noi svelano come si è svolta la sua vita. Ci svelano senza fronzoli le sofferenze al quale ha dovuto far fronte.
Un ritmo costante, cadenzato, di quella ritmica che hanno i treni che viaggiano sui binari, un ritmo ipnotico che diventa a tratti quasi un mantra, il mantra che si ripete Augusto durante i dodici chilometri che percorre ogni santo giorno per andare a riprendersi Elisa.
Lo stile che Cinquegrani ha scelto per raccontare la storia di Augusto e famiglia ha il potere di farti accomodare all’interno dei pensieri di Augusto. Dopo qualche pagina ci sembra di essere testimoni della lotta interiore di un uomo e dell’articolarsi dei suoi pensieri.

 

POACHERS – ALESSANDRO CINQUEGRANI

by Gianluigi Bodi

Paratext:
The book jacket reminds me of something good; it reminds me of the bread bags of long ago; and it reminds me of the joy I felt (I have always been a glutton for bread) while I waited for my mother to pull the contents out of the bag. Now that I am a glutton for literature, the effect is the same. Taking up this book and opening it is a bit like unwrapping a gift parcel. And what leaves us open-mouthed with a gift parcel is the surprise inside.
Text:
You immediately realize, after just a few lines, that this is not a typical novel with a linear narrative, which, perhaps, constructs its fate on an extraordinary turn of events,  which no-one expects, except the author. “Poachers” is nothing of the kind. And believe me when I say that for the past week, in trying to describe it, an endless number of metaphors have been buzzing around in my head.
Let’s go in order.
The book was written by Alessandro Cinquegrani and carries the burden of being a 2010 Calvino Prize finalist. I say burden because I have recently learned that only excellent Italian literature makes its way to the Calvino Prize. So, if you think that Italian authors are all dead, the Calvino Prize may very well be the first place to look to understand that this is definitely not the case.
It is comprehensible, therefore, that with an endorsement of this kind, I was expecting a lot from the book.
And, fortunately, I was not let down: reality outshone my expectations totally.
“Poachers” is a story, a story set in the florid northeast, the culturally rich, hard-working, and money making northeast Italy, in the province of Treviso, an artistic, and even somewhat snobbish province. And it is a story that revolves around an incinerator, the symbol of everything that can be expended in the name of consumerism.
I considered talking about the plot, about Augusto, his wife Elisa, the little child Daniele, about Cesare, Augusto’s twin brother, and their parents. But I don’t need to. Or rather, if I really want to talk about something, I had best talk about the most beautiful thing this book has to offer. The writing.
The writing, in the novel, is brilliant. It is recursive, building up progressively, turning back onto itself, and thus nurturing itself, consuming and processing, time and time again, each time like the last, always similar and yet slightly different. The plot adheres to the writing perfectly. Cinquegrani accompanies us along the twelve kilometres he is forced to cover every morning in order to collect his wife who, lying on the railway lines, waits, in vain, for a train to lop her head off down the bank and into the Piave River. Slowly, we come into contact with the thoughts of Augusto, thoughts that accompany him on his morning walk, and which unravel to disclose his life. Quite candidly, they uncover the suffering he has had to bear.
A constant rhythm, cadenced, like a train travelling on the tracks, a hypnotic tempo that, at times, is almost a mantra, the mantra that Augusto repeats to himself as he travels the twelve kilometres to get his wife, Elisa, every single day.
The style Cinquegrani uses to tell the story of Augusto and his family welcomes you inside Augusto’s thoughts. After just a few pages, we feel as if we are the spectators of a man’s internal struggle and of the articulation of his thoughts.

Translation ©Matilda Colarossi

Gianluigi Bodi is the administrator of the literary blog Senzaudio. He is the editor of the collection of short stories “Teorie e tecniche di INdipendenza” published by Verbavolant.

The original review can be found at http://senzaudio.it/cacciatori-frodo-alessandro-cinquegrani/.

Excerpts from the book can be found at https://paralleltexts.wordpress.com/2014/11/09/cacciatori-di-frodopoachers-by-alessandro-cinquegrani/

And on Asymptote Journal at http://www.asymptotejournal.com/fiction/alessandro-cinquegrani-poachers/italian/

The book Cacciatori di frodo can be found in the original Italian version here.

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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