Lettere di condannati della Resistenza italiana

8 settembre 1943 – 25 aprile 1945

 

Leone Ginzburg

 

Di anni 34 – docente universitario – nato a Odessa (Russia) il 4  aprile 1909 -. Venuto in italia fin dalla prima infanzia – studia a Viareggio e a Torino – è tra i fondatori della Casa editrice Einaudi e docente di letteratura Russa all’Università di Torino – nel 1933 esonerato dall’incarico per essersi rifiutato di prestare giuramento al Partito Nazionale Fascista – nel marzo 1934 arrestato e nel settembre condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in Roma a 4 anni di carcere per appartenenza al movimento “giustizia e libertà” – nel 1940 assegnato al confino in Abruzzo – dopo il 25 luglio 1943 organizzatore del movimento GL – dopo l’8 settembre 1943 direttore del foglio del Partito d’Azione “Italia Libera” di cui cura la stamp nella tipografiaclandestina di Via Basento n. 55 in Roma -. Arrestato il 19 novembre 1943 nella tipografia clandestina, ad opera della polizia fascista – riconosciuta la sua identità è denunciato ai tesedschi e transferito nel braccio tedesco delle carceri Regina Coeli a Roma – percosso e ridotto in fin di vita, muore a Regina Coeli di Roma il 5 febbraio 1944.

 

 

Natalia cara,

amore mio ogni volta spero che non sia l’ultima lettera che ti scrivo, prima della partenza o in genere; e così è anche oggi. Continua in me, dopo quasi una intera giornata trascorsa, il lieto eccitamento suscitatomi dalle tue notizie e dalla prova tangibile che mi vuoi così bene. Questo eccitamento non ha potuto essere cancellato neppure dall’inopinato incontro che abbiamo fatto oggi. Gli auspici, dunque, non sono lieti; ma pazienza. Comunque, se mi facessero partire non venirmi dietro in nessun caso. Sei molto più necessaria ai bambini, e soprattutto alla piccola. E io non avrei un’ora di pace se ti sapessi esposta chissà per quanto tempo a dei pericoli, che dovrebbero presto cessare per te, e non accrescersi a dismisura. So di quale conforto mi privo a questo modo; ma sarebbe un conforto avvelenato dal timore per te e dal rimorso verso i bambini. Del resto, bisogna continuare a sperare che finiremo col rivederci, e tante emozioni si comporranno e si smorzeranno nel ricordo, formando di sé un tutto diventato sopportabile e coerente. Ma parliamo d’altro. Una delle cose che più mi addolora è la facilità con cui le persone intorno a me (e qualche volta io stesso) perdono il gusto dei problemi generali dinanzi al pericolo personale. Cercherò di conseguenza di non parlarti di me, ma di te. La mia aspirazione è che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri. Questi consigli ti parranno facili e irritanti; invece sono il miglior frutto della mia tenerezza e del mio senso di responsabilità. Attraverso la creazione artistica ti libererai delle troppe lacrime che ti fanno groppo dentro; attraverso l’attività sociale, qualunque essa sia, rimarrai vicina al mondo delle altre persone, per il quale io ti ero così spesso l’unico ponte di passaggio. A ogni modo, avere i bambini significherà per te avere una grande riserva di forza a tua disposizione. Vorrei che anche Andrea si ricordasse di me, se non dovesse più rivedermi. Io li penso di continuo, ma cerco di non attardarmi mai sul pensiero di loro, per non infiacchirmi nella malinconia. Il pensiero di te invece non lo scaccio, e ha quasi sempre un effetto corroborante su di me. Rivedere facce amiche, in questi giorni, mi ha grandemente eccitato in principio, come puoi immaginare. Adesso l’esistenza si viene di nuovo normalizzando, in attesa che muti più radicalmente. Devo smettere, perché mi sono messo a scrivere troppo tardi fidando nella luce della mia lampadina, la quale invece stasera è particolarmente fioca, oltre ad essere altissima. Ti continuerò a scrivere alla cieca, senza la speranza di rileggere. Con tutto il Tommaseo che ho tra le mani, sorge spontaneo il raffronto con la pagina di diario di lui che diventa cieco. Io, per fortuna, sono cieco solo fino a domattina. Ciao, amore mio, tenerezza mia. Fra pochi giorni sarà il sesto anniversario del nostro matrimonio. Come e dove mi troverò quel giorno? Di che umore sarai tu allora? Ho ripensato, in questi ultimi tempi, alla nostra vita comune. L’unico nostro nemico (ho concluso) era la mia paura. Le volte che io, per qualche ragione, ero assalito dalla paura, concentravo talmente tutte le mie facoltà a vincerla e non venir meno al mio dovere, che non rimaneva nessun’altra forma di vitalità in me. Non è così? Se e quando ci ritroveremo, io sarò liberato dalla paura, e neppure queste zone opache esisteranno più nella nostra vita comune. Come ti voglio bene, cara. Se ti perdessi, morirei volentieri. (Anche questa è una conclusione alla quale sono funto negli ultimi tempi). Ma non voglio perderti, e non voglio che tu ti perda nemmeno se, per qualche caso, mi perderò io. Saluta e ringrazia tutti coloro che sono buoni e affettuosi con te: debbono essere molti. Chiedi scusa a tua madre, e in genere ai tuoi, di tutto il fastidio che arreca questa nostra troppo numerosa famiglia. Bacia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di essere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio. Ti amo con tutte le fibre dell’essere mio. Non ti preoccupare troppo per me. Immagina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, soprattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza torneranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è vero, Natalia? Ti bacio ancora e ancora e ancora. Sii coraggiosa.

Leone

Italian Resistance: Last letters of those sentenced to death

September 1943 – April  25, 1945

 

Leone Ginzburg

 

34 years old – university professor – born in Odessa (Russia) on April 4, 1909 -. Immigrated to Italy when still a small child – he studies in Viareggio and Turin – he is one of the founders of the Einaudi publishing house and a professor of Russian literature at the University of Turin – in 1933 he is removed from his teaching position for refusing to swear an oath of allegiance to the Fascist Party – arrested in March 1934 and sentenced in September to 4 years of imprisonment by the Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in Rome for belonging to “giustizia e libertà” [Justice and Freedom Party]– in 1940 he is exiled, ‘confino’, to Abruzzo – after July 25th 1943 he is one of the organizers of GL – after September 8th  1943 he is the editor of the underground newspaper for the Action Party “Italia Libera” at Via Basento n. 55 in Rome -.  He is arrested on November 19, 1943 in the underground print-shop by the fascist police – recognized and denounced to the Germans, he is transferred to the German section of the Regina Coeli prison in Rome – tortured and beaten, he dies from the injuries in Regina Coeli on February 5, 1944.

 

 

Natalia dearest,

my love, every time I write to you, I hope it is not the last letter before my departure or for all time; and I feel the same way today. I continue to feel, after almost another whole day, overjoyed by your news and the manifestation of your love for me. This joy could not be dispelled, not even by the unexpected encounter I had today. The future is not a rosy one; oh well. However, if they were to send me away, you are not follow me under any circumstances. You are much more important to the children, and especially to the little one. And I would not have a single moment of peace if I knew you were exposed, for who knows how long, to any kind of risk, a risk which should be ending soon, and not growing. I know I will be depriving myself of a great comfort; but it would be a comfort lined with fear for you and regret for the children. We must, in any case, hope that we will one day see each other again, and so many feelings will both make up and dim this memory, making it both bearable and coherent. But let’s talk about something else. One of the things that pains me most is the ease with which the people around me (and sometimes I, too) lose sight of everyday problems when in danger. I will, therefore, try not to talk about myself, but about you. I sincerely hope that you will, as soon as it is possible, be able to lead a normal life; that you can work and write and be useful to others. These suggestions will, of course, seem obvious and even annoying to you; but they are the consequence of my love for you, and my sense of responsibility. Your art will free you from the abundance of tears that are stifling you; through social actions, of whatever kind, you can remain in touch with the world of others, to which, more often than not, I was your only link. In any case, having the children means having an infinite supply of strength at your disposal. I would like Andrea to remember me, too, if he were never to see me again. I think about them all the time, but I try not to dwell on the thought of them so as not to become weak with my own sorrow. I cannot, however, erase the thought of you, and it always seems to have a reinvigorating effect on me. Seeing friendly faces again, these past few days, was exhilarating at first, as you can imagine.  But life has gone back to normal as I wait for it to change more drastically.  I must stop now, because I started writing too late, counting on the light of my lamp, which is particularly weak tonight, and much too high. I’ll continue writing blind, with no hopes of rereading it. Surrounded, as I am, by the works of Tommaseo, I find myself making a comparison with the pages of his diary, which he wrote while going blind. I, luckily, will stay blind only until tomorrow morning. Good-bye my love, my dearest. It will be our sixth wedding anniversary soon. How and where will I be on that day? How will you be feeling then? I have been thinking, lately, about our life together. Our only foe (in my opinion) was my fear. Every time I was, for some reason or other, ridden with fear, I put so much effort into overcoming it in order to carry out my duties that I had no more strength left. Am I right? If and when we meet again, I will free of fear, and these grey areas will no longer exist between us. How I love you, dearest. If I were to lose you, I would readily perish. (This too is a conclusion I have come to recently). But I don’t want to lose you, and I don’t want you to lose yourself, not even if, for some reason, I were lost.  Say hello and thank all those who are kind to you: there are surely many. Please ask your mother, and your family in general, to forgive me for all the trouble our too numerous family may cause them. Kiss the children for me. I bless all four of you, and I thank you for being alive. Love and kisses, my dearest.  I love you with every fiber of my being. Don’t worry too much about me. Just imagine that I am a prisoner of war; there are so many of them, especially in this war; and in the majority of cases they will make it back. Let’s hope we are part of that majority, all right, Natalia? Again and again, kisses. Be courageous.

Leone

 

 

Translation ©Matilda Colarossi

 

 

From the book: Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana [Letters of those sentenced to death for belonging to the Italian Resistance], Einaudi, “Saggi” 1952.
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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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