I know why the caged bird sings

by Maya Angelou

 

A free bird leaps on the back
Of the wind and floats downstream
Till the current ends and dips his wing
In the orange suns rays
And dares to claim the sky.

But a BIRD that stalks down his narrow cage
Can seldom see through his bars of rage
His wings are clipped and his feet are tied
So he opens his throat to sing.

 

The caged bird sings with a fearful trill
Of things unknown but longed for still
And his tune is heard on the distant hill for
The caged bird sings of freedom.

The free bird thinks of another breeze
And the trade winds soft through
The sighing trees
And the fat worms waiting on a dawn-bright
Lawn and he names the sky his own.

But a caged BIRD stands on the grave of dreams
His shadow shouts on a nightmare scream
His wings are clipped and his feet are tied
So he opens his throat to sing.

 

The caged bird sings with
A fearful trill of things unknown
But longed for still and his
Tune is heard on the distant hill
For the caged bird sings of freedom.

 

Io so perché canta l’uccello chiuso in gabbia

di Maya Angelou

 

Un uccello libero balza sulle spalle
Del vento e fluttua nel suo verso
Fino a che la corrente cessa e immerge l’ala
Nei raggi aranciati del sole
E osa reclamare il cielo.

Ma un UCCELLO che si aggira nella sua stretta gabbia
Può di rado vedere tra sbarre di rabbia
Le sue ali recise e i suoi piedi legati
Perciò apre la gola a cantare.

Chiuso in gabbia l’uccello canta con note impaurite
Di cose ignote eppure aspettate
E il suo canto è sentito in colline remote perché
Chiuso in gabbia l’uccello canta di libertà.

L’uccello libero pensa alla prossima brezza
E ai venti mutevoli e lievi attraverso
Gli alberi che sospirano
E ai grassi vermi in attesa su un prato
Lucente d’alba e chiama come proprio il cielo.

Ma chiuso in gabbia un UCCELLO è ritto sulla tomba dei sogni
La sua ombra grida sull’urlo di un incubo
Le sue ali recise e i suoi piedi legati
Perciò apre la gola a cantare.

Chiuso in gabbia l’uccello canta con
Note impaurite di cose ignote
Ma a lungo aspettate e il suo
Canto è sentito in colline remote
Perché chiuso in gabbia l’uccello canta di libertà.

 

Traduzione ©Patrizia Sardisco

 

Il simbolismo esplicito di questa poesia, il suo dettato nitido, potrebbero indurre il lettore ad accontentarsi unicamente del messaggio più affiorante di cui essa è portatrice: l’attivismo dell’autrice, del resto, autorizza a vedere nel canto la protesta, la rivendicazione del diritto inalienabile della libertà.

Se ciò, di per sé, non appare certamente errato, tralascia tuttavia un’eccedenza di significato che lo scavo indotto dal lavoro di traduzione non può ignorare.

A mio avviso, il contrasto radicale tra i due uccelli, tanto puntualmente  tipizzati, finisce con il mettere in drammatica evidenza gli elementi che li rendono simili, che li accomunano sotto la volta del medesimo cielo, che ce li rendono riconoscibili come appartenenti alla stessa razza: la distanza disegna una curva, le estremità si saldano.

L’esercizio della libertà da parte del primo uccello, i voli temerari e l’ardimento  con il quale si appropria dello spazio che a tratti ci appare quasi privo di limiti, smisurato tra gli elementi naturali, a ben guardare non è più potente del canto del secondo, il quale, pur con le ali recise e i piedi legati, scavalca gli angusti confini della gabbia in cui è stato recluso e raggiunge distanze le cui misura non è precisabile.

Il carattere di rivolta assunto dal canto rende il secondo uccello non meno capace di volo del primo: entrambi sembrano incarnanare la tensione insopprimibile di ogni essere umano a oltrepassare, a superare il finito che lo ingabbia. Entrambi “osano”  aprire la gola, per nominare, per cantare.

Mi sono accostata alle parole limpide di Maya Angelou  con umiltà e con un genuino desiderio di com-prendere, di prendere e portare con me il suo canto. Ho creduto di rinvenire il disegno di una lucida visione antropologica che approfondisce e al tempo stesso incornicia le parole della poeta.

Parole che sembrano  nate per una loro dizione ad alta voce e che, anche per ciò, mi hanno spinto verso la ricerca e il tentativo di restituire suoni, assonanze, rime.

Sin dal titolo, il nodo più tenace da sciogliere è apparso  quel “caged”, così immediato e conciso in lingua inglese, così forte e castrante. Pur esistendo, in italiano, la parola “ingabbiato”, ho ritenuto che questa non contenesse  un’analoga potenza espressiva  né rendesse l’immagine del gesto violento e cattivante che avverto nella parola “caged”. La scelta di usare l’espressione “chiuso in gabbia”, confesso sofferta sul piano del ritmo, mi è apparsa da preferire per questa ragione e  per la possibilità di conservare, anche nella versione italiana, la rima cage/rage dell’originale. – Patrizia Sardisco

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.
 

 

 

 

 

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