Firenze

Dino Campana

Fiorenza giglio di potenza virgulto primaverile. Le mattine di primavera sull’Arno. La grazia degli adolescenti (che non è grazia al mondo che vinca tua grazia d’Aprile), vivo vergine continuo alito, fresco che vivifica i marmi e fa nascere Venere Botticelliana: I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!

* * *

L’Arno qui ancora ha tremiti freschi: poi lo occupa un silenzio dei più profondi: nel canale delle colline basse e monotone toccando le piccole città etrusche, uguale oramai sino alle foci, lasciando i bianchi trofei di Pisa, il duomo prezioso traversato dalla trave colossale, che chiude nella sua nudità un così vasto soffio marino. A Signa nel ronzìo musicale e assonnante ricordo quel profondo silenzio: il silenzio di un’epoca sepolta, di una civiltà sepolta: e come una fanciulla etrusca possa rattristare il paesaggio…

* * *

Nel vico centrale osterie malfamate, botteghe di rigattieri, bislacchi ottoni disparati. Un’osteria sempre deserta di giorno mostra la sera dietro la vetrata un affaccendarsi di figure losche. Grida e richiami beffardi e brutali si spandono pel vico quando qualche avventore entra. In faccia nel vico breve e stretto c’è una finestra, unica, ad inferriata, nella parete rossa corrosa di un vecchio palazzo, dove dietro le sbarre si vedono affacciati dei visi ebeti di prostitute disfatte a cui il belletto dà un aspetto tragico di pagliacci. Quel passaggio deserto, fetido di un orinatoio, della muffa dei muri corrosi, ha per sola prospettiva in fondo l’osteria. I pagliacci ritinti sembrano seguire curiosamente la vita che si svolge dietro l’invetriata, tra il fumo delle pastasciutte acide, le risa dei mantenuti dalle femmine e i silenzii improvvisi che provoca la squadra mobile: Tre minorenni dondolano monotonamente le loro grazie precoci. Tre tedeschi irsuti sparuti e scalcagnati seggono compostamente attorno ad un litro. Uno di loro dalla faccia di Cristo è rivestito da una tunica da prete (!) che tiene raccolta sulle ginocchia. Fumo acre delle pastasciutte: tinnire di piatti e di bicchieri: risa dei maschi dalle dita piene di anelli che si lasciano accarezzare dalle femmine, ora che hanno mangiato. Passano le serve nell’aria acre di fumo gettando un richiamo musicale: Pastee. In un quadro a bianco e nero una ragazza bruna con una chitarra mostra i denti e il bianco degli occhi appesa in alto. – Serenata sui Lungarni. M’investe un soffio stanco dalle colline fiorentine: porta un profumo di corolle smorte, misto a un odor di lacche e di vernici di pitture antiche, percettibile appena (Mereskoswki).

Florence

Dino Campana

Fiorenza fleur-de-lis of sapling spring strength. The mornings in spring on the Arno. The grace of the adolescents (which is not grace in the world to win your April grace), living virgin continuous breath, freshness vivifying marble and giving birth to Botticelli-like Venuses: The pollen of heavy desire from sculptural contours of beauty, the vast spiritual Sky, the lines of ambling hills, together with the acute nostalgia of dissipation breathed from the white shapes of beauty: while ours too is the divinity of being beyond the music, in a dream inhabited by plastic images!

***

The Arno here still ripples with freshness: then it is occupied by a silence most profound: in the canal among hills low and monotonous that touch small Etruscan towns, the same now all the way to the mouths, leaving the white trophies of Pisa, the precious dome traversed by the colossal shaft, which closes in its nudity so vast a maritime gust. In Signa in the musical buzz and assonant memory of the profound silence: the silence of an epoch buried, of a civilization buried: and like an Etruscan child would sadden the landscape…

***

In the central alley seedy taverns, second-hand shops, strange mismatched brass-works. A tavern deserted by day shows behind the glass a movement of shady figures at night. Cries and calls ridiculing and unruly extend through the alley when a customer enters. In front facing the short  and narrow alley there is a window, one, with a grate, in the corroded red façade of an old building, where behind the bars the daft faces of flaccid prostitutes whose makeup paints tragic clown-like mouths are seen looking out. That deserted passage, fetid of urinal, of mold corroded walls, looks onto nothing but the tavern. The re-tinted clowns seem to observe inquisitively the life that unravels behind the glass, among the fumes of the tart pasta, the laughter of the gigolos and their patrons and the sudden silence prompted by a police squad: Three minors shake their precocious graces monotonously. Three shabby unshaven and scruffy Germans sit collectedly around a pint. One with a face like Christ’s dons a priest’s tunic (!) which he holds collected on his knees. Acrid fumes from the pasta: the clanging of plates and glasses: laughter from males with ringed fingers who let the women caress them now that they have eaten. Servant-girls pass amid the acrid fumes delivering musical appeals: Sweeets. In a black and white frame a dark girl with a guitar flashes teeth and the whites of her eyes from above. –Serenade on the banks of the Arno. I am overcome by a weary waft from the Florentine hills: it brings with it the scent of drab corollas mixed with the smell of lacquer and of dyes of ancient paintings, barely perceptible (Mereskowski).

Translation ©Matilda Colarossi 2019

Firenze by Dino Campana is from the collection of poems Canti Orfici.

Photo: Florence, the Arno River, and Ponte Santa Trinita’ taken one morning on my way to school.

Other works in translation by Dino Campana can be found here: https://paralleltexts.blog/tag/dino-campana/page/2/

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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