L’estate del cane bambino – Mario Pistacchio e Laura Toffanello

di ©Gianluigi Bodi

Paratesto:
Copertina meravigliosa questa de “L’estate del cane bambino“, ogni volta che prendevo in mano il libro per leggerlo e anche alla fine, dopo averlo terminato, rimanevo lì ad osservarla, ad accarezzarla, perché in tutto quel nero che sovrasta i tre ragazzi e il loro amico a quattro zampe c’è tutta l’inquitudine e tutta la malinconia che mi ha messo addosso questo libro.

Testo:
E’ autunno, scende la nebbia, sale la malinconia. Aver incrociato le armi con “L’estate del cane bambino” proprio adesso deve essere un segno del destino.
Partiamo dalla fine. Questo libro mi ha commosso. Ho letto molto nel 2014, libri tosti a volte, l’unico per il quale posso dire di aver pianto è questo. Non so se come recensione valga, a dire il vero, la migliore recensione che potrei fare per rendere giustizia a quest’opera è un semplice: compratelo teste di cazzo. Ma detto da me non avrebbe la stessa forza che se lo avesse detto D’Orrico, che anzi, avrebbe iniziato la sua recensione con uno splendido “Quelli come Pistacchio e Toffanello in America li avrebbero chiamati Larger than life”. E questa è, me lo consentire, una citazione pop.
Una storia profonda, un dramma lungo cinquant’anni e un’infinita tristezza. Tristezza per la scomparsa di Narciso, tristezza per le sorti di Ercole, ma tristezza anche per Vittorio, Menego, Michele e Stalino, condannati prima a subire la morte e poi a portarsela dentro. In un’estate che i ragazzi avrebbero voluto dedicare solo al gioco e alla libertà, in un’estate che li avrebbe dovuti vedere ancora bambini, Brondolo viene sconvolta dalla scomparsa del piccolo Narciso, fratello di Ettore. Al posto di Narciso compare un cane nero che i 5 amici chiameranno Houdini e che reputano essere la reincarnazione dello scomparso proprio come da una leggenda del posto raccontata loro dal nonno Cestilio.
Purtroppo per loro il male, il diavolo, ha mille sembianze, compresa quella del tuo vicino di casa, di chi ti dovrebbe proteggere, di chi dovrebbe essere una guida.
La storia di Brondolo, un piccolo paese come ce ne sono a milioni, viene raccontata da Vittorio, ormai ad un passo dalla pensione. Vittorio, carabiniere a Torino, riceve una lettera in cui c’è un solo foglio di quaderno a quadretti e si trova costretto a riaffrontare il più grande dramma della sua vita ritornando nei luoghi che lo hanno visto bambino, in cerca di una soluzione e di un perdono che aspetta da cinquanta anni.
Mi è sempre difficile parlare di un libro scritto a quatto mani, principalmente perché, nel leggerlo, mi chiedo sempre a chi spetti il merito di una parte o di un’altra. Poi, solitamente, scopro che nemmeno chi lo ha scritto sarebbe in grado di scindere in due l’opera. In questo caso però, ho scoperto di essere riuscito a leggere “L’estate del cane bambino” senza pormi il problema del doppio autore, anzi, il libro è scritto talmente bene da non avermi mai fatto pensare che dientro alla storia ci fossero due menti e non una.
Sì, il libro è scritto bene, molto bene, dannatamente bene e la storia, ve lo dico senza giri di parole, è struggente. E’ una storia emozionante, nel senso che le emozioni che mi ha suscitato non le provavo da tempo e mi ha fatto voglia di riconsiderare alcuni giudizi positivi elargiti nei mesi scorsi ad altri libri che ora mi sembrano piccoli piccoli.
Ho sentito la necessità fisica di leggerlo il più in fretta possibile per paura che mi svanisse dalle mani, e poi, come si addice ad un grande libro, ho centellinato le ultime pagine nella speranza che la sensazione di bellezza non svanisse mai.
Ora, dopo averlo terminato, provo un senso di vuoto, quel vuoto che è imparentato con la perdita delle persone alle quali hai voluto bene.
Concludo con una considerazione personale. La letteratura ha una presa sul pubblico che è quanto di più irrazionale io possa concepire. Il motivo per cui un libro mi scivola sulla pelle, il motivo per cui un libro si insinua tra una costola e l’altra e mi trafigge il cuore, io non lo conosco. Forse non conosco abbastanza me stesso da definire “il motivo” della vita sentimentale di un testo.
Se lo trovasse, o, per essere ottimisti, quando lo troverò, allora saprò perché “La leggenda del cane bambino” ha avuto questo impatto su di me.

Se fossi D’Orrico, questa mia recensione smuoverebbe centinaia di copie, forse migliaia. Io mi accontento di smuoverne una, se lo doveste comprare dopo aver letto queste parole fatemi un fischio, mi farebbe piacere, avrei la sensazione di aver fatto un favore ad  un amico. Il libro.

Coordinate:

La mia storia d’amore con 66thand2nd (sì, si può avere una storia d’amore con una casa editrice, sì, pure con più case editrici, è l’unico campo in cui ammetto la poligamia) è iniziata nel momento in cui ho scoperto che avevano pubblicato “Shoeless Joe” il libro dal quale hanno tratto uno dei film che amo di più. Da allora il nostro rapporto è stabile, non ha mai subito colpi e non si è deteriorato con il passare del tempo. “L’estate del cane bambino” ha anzi cementato la nostra unione.

L’estate del cane bambino – Mario Pistacchio and Laura Toffanello

by ©Gianluigi Bodi

Paratext:
The cover of the book “L’estate del cane bambino” [Summer of the child-dog] is absolutely brilliant. Every time I picked up the book to read it, and even afterwards, when I had finished it, I would stare at the cover, caress it, because in the black background that dominates the three children and their four-legged friend, there lies all the disquiet and melancholy the book roused in me
.

Text:
It’s autumn, the mist descends, and the melancholy rises. Crossing swords with “L’estate del cane bambino” at this moment must be the work of fate.
Let’s start at the end. The book greatly moved me. I read a lot in 2014, intense books sometimes, but the only book that made me cry was this one. To be truthful, I don’t know if you can call this a review; the best possible review and the only one that would do this book justice, in fact, would be to say: buy the book, dickheads. Said by me, of course, the words would not have the driving force they would if pronounced by D’Orrico, who would certainly start his review quite differently, with a splendid “In America, people like Pistacchio and Toffanello would be called Larger than Life”. Which happens to be, allow me to say, a pop quote.
This is an intense story, a tragedy that spans fifty long years and infinite sorrow. Sorrow for the loss of Narciso, sorrow for what will become of Ercole, but also sorrow for Vittorio, Menego, Michele and Stalino, first sentenced to be the victims of death and then to carry it within them. It was supposed to be a summer of fun and freedom, it was supposed to be a summer for children, but the town of Brondolo is shaken by the disappearance of Narciso, Ettore’s brother. A black dog will appear and will take Narciso’s place. The five friends will call him Houdini, convinced that he is the reincarnation of Narciso, like in the local legend grandpa Cestilio has told them. Unfortunately for them evil, the devil, can don numerous guises, including that of a neighbor, of someone who should protect you, or someone who should guide you.
The story of Brondolo, a small town that is not unlike a million other towns, is told by Vittorio, who is close to retirement. Vittorio, a Turin police officer, receives an envelope with a single sheet of loose-leaf paper in it. He will find himself having to relive the greatest tragedy of his life. He will have to return to the places of his childhood to search for the solution and the forgiveness he has been waiting fifty years for.
I have always found it difficult to write about a book that is written by two authors, mainly because, when reading it, I always find myself wondering who wrote what. Then, usually, I discover that not even the authors actually know which part can be attributed to whom. In this case, however, I was able to read the book without ever asking myself that question. The book is so very well written, in fact, that I never found myself thinking that it was the product of two minds and not one.
Yes, the book is well written, very well written, extremely well written, and the story is, frankly, heartrending. It is a terribly moving story, in the sense that I hadn’t been moved so deeply by a book for quite some time. And it made me rethink some of the positive reviews I had written about other books, which now felt to me so small in comparison. I felt the physical need to read it as quickly as possible for fear that it would disappear from within my hands, and then, like with all great books, found myself savouring the last pages in the hope that the beauty of the words would last forever.
Now that I have finished the book, I have a feeling of emptiness. It is the emptiness that I associate with the loss of someone very dear to me, someone I loved.
I would like to conclude with a personal consideration. Literature has, in my opinion, an unfathomable effect on the reader. I have no idea why a book rolls off my back, or why a book pulls at my heartstrings, tearing my heart out. Maybe I don’t know enough about myself to understand “the reason” behind certain feelings.
If I do find that reason, or, more optimistically, when I do find it, then I will know why “La leggenda del cane bambino” has had such an effect on me.

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If I were D’Orrico, this review would sell hundreds of copies, maybe thousands. I, personally, would be happy to sell even just one. If you happen to buy a copy of the book after reading this review, call me. I’d be happy to know about it, and it would make me feel like I helped a friend. A book.

Coordinates:

My love story with 66thand2nd (yes, you can have a love story with a publishing house, yes, even more than one publishing house: it’s the only time I favour polygamy) started when I discovered that they had published Shoeless Joe, the book on which my favorite film is based. Since then, our relationship has been a stable one. It has not undergone stress, nor has it deteriorated with the passing of time. “L’estate del cane bambino” has strengthened our union.

 

Translation ©Matilda Colarossi 2018

 

If a review is meant to raise interest in a book, this one has certainly done so… in me. Thank you, Gianluigi Bodi.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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