“Everyday things have secrets to tell those who know how to look and listen.”  

Gianni Rodari intervistato dai bambini  


Bambina: Da piccolo leggeva e le sono servite le sue letture per scrivere adesso i libri?  

Gianni Rodari: Da piccolo leggevo dentro una cassa di legno, non una cassa da morte. Mio padre faceva il fornaio e vendeva la pasta. Gli arrivava la pasta dentro queste casse di legno. Allora io ne prendevo una e la mettevo in un angolo. Andavo dentro nella cassa col libro e con pane e cioccolata. E se mi sono serviti non lo so. Perché questo è successo tanto tempo fa, quasi ai tempi di Garibaldi.  

B.: I personaggi delle fiabe se li inventa o sono quelli della sua vita?  

G.R.: No, me li invento. Li tiro magari fuori dal naso, dalle orecchie, dalla bocca. Però li invento perché così li faccio più divertenti. Quelli della vita molte volte sono un po’ noiosi.   B.: Preferisce le storie che finiscono bene o quelle che finiscono un po’, insomma…  

G.R.: Preferisco quelle che non finiscono. Hai visto, io ho già fatto anche tanti libri di storia che non finiscono, e quelli che leggono li fanno finire come vogliono loro. Preferisco le storie che finiscono con un punto interrogativo. Così uno per rispondere deve inventarsi qualche cosa.  Preferisco le storie che incominciano e poi io non le finisco, e tocca ai bambini che leggono finirle. Dopo, che finiscono bene o male non, non importa.   Maestra: Adesso le faccio una domanda io. Se lei dovesse suggerire a un bambino, a un ragazzo, che ha voglia da grande di diventare lo scrittore, quale consiglio gli darebbe.   G.R.: Di studiare la matematica. No voglio dire di studiare bene di crescere attento, ma di non preoccuparsi troppo di scrivere…di non avere fretta. Dovrà scrivere quando proprio se non scrive gli fa male il braccio, ecco. Per adesso, se a non scrivere il braccio non gli fa male, vuole dire che può aspettare un po’.   M.: Ma…   G. R.: Quando proprio se non scrive, il braccio gli fa male deve scrivere per forza allora deve fare lo scrittore. M.: Ma glielo consiglia oppure gli consiglia di fare un altro mestiere. La sua esperienza qual è. Ci si trova bene a fare lo scrittore?   G.R.: La mia esperienza è che ci si trova bene a fare quello che capita di fare. Io ho fatto tanti lavori e ho imparato questo: ti capita di fare quella cosa lì? Falla bene. Qualche cosa ne uscirà.   Bambina bionda: Allora, io ho letto da piccola le sue poesie, no, poi ho scoperto, uhm, insomma, che ha fatto anche alcuni testi per delle canzoni. Che differenza c’è tra scrivere canzoni e fare poesie?   G.R.: Non lo so perché testi apposta per le canzoni non ne ho mai fatte. Cioè io avevo fatto dei testi, delle poesie, come dici tu―io le chiamo filastrocche―che sono piaciute a Sergio Endrigo e ha detto ci voglio fare delle canzoni. Allora sono state anche un po’ modificati ma io non li ho scritti apposta per le canzoni.        
Gianni Rodari interviewed by children  


Little girl: Did you read when you were little, and did those books help you to write your books now?

Gianni Rodari: When I was little I read inside a wooden crate, not a wooden coffin. My father was a baker and sold pasta. The pasta came inside these wooden crates. So I would take one and put it in a corner. I’d get inside the crate with a book and a slice of bread and chocolate.  And if it helped, I don’t know. Because it happened so long ago, almost at the time of Garibaldi.  

Girl: Are the characters in your tales invented or people in your life?  

G.R.: No, I invent them. Maybe I pull them out of my nose, or my ears, or my mouth. But I invent them because that way I can make them much more fun. The ones in real life are often a bit boring.   G.: Do you prefer stories that end well or that end a bit, I mean…  

G.R.: I prefer stories that don’t end. See, I have already written a lot of history books that don’t end, and the people who read them can make them end any way they like. I prefer stories that end with a question mark. So that in order to answer them you have to make something up. I prefer stories that start, and then I don’t end them, and the children who read them have to write the ending.  Afterwards, it doesn’t matter whether they end well or not.   Teacher: I’ll ask a question now. If you could give advice to a child, or an adolescent who wants to write, what would you tell them?   G.R.: To study maths. No, I mean, to study well and grow up attentive, but not to worry too much about writing…not to be in a hurry. They must write only when their arm hurts them if they don’t write, you see. For now, if their arm doesn’t hurt them if they don’t write, it means they can wait a bit more.   T.: But…   G.R.: When their arm hurts them if they don’t write, well, then they are just going to have to be a writer.   T.: But would you advise them to do it or would you suggest they take on another trade? What is your experience on this? Is being a writer a good thing?   G.R.: My experience is that it is good to do anything you happen to do. I have done many jobs and I have learned this: You happen to do that one job? Do it well. Something will come of it.   Blond girl: Well, when I was little I read your poems, um, you see, and then I discovered that you wrote the lyrics to some songs. What’s the difference between writing songs and making poetry?   G.R.: I don’t know because I have never written verses expressly for songs. I mean, I have written verses, poems, as you call them―I call them rhymes―which Sergio Endrigo liked, and he said he wanted to make them into songs. So they were changed a little bit, but I didn’t write them specifically for songs.        



Translation ©Matilda Colarossi 2020

The interview can be found here: https://www.youtube.com/watch?v=7kIBrvDlpIU

Cosa ci vuole
(divenuta la canzone Ci vuole un fiore)
Gianni Rodari

Musica di L.Bacalov S.Endrigo – Edizioni BMG Ricordi  

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore,
ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fiore.  

Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra ci vuole un fiore
per fare tutto ci vuole un fiore.  

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
ci vuole il fiore,
ci vuole il fiore,
per fare tutto ci vuole un fiore.  

Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare…    
 What you need
(which became the lyrics to the song You need a flower)
Gianni Rodari
Music by L.Bacalov S.Endrigo – Edizioni BMG Ricordi  

To make a table you need some wood
to make some wood you need a tree
to make a tree you need a seed
to make a seed you need a fruit
to make a fruit you need a flower
you need a flower,
you need a flower,
to make a table you need a flower.  

To make a flower you need a branch
to make a  branch you need a tree
to make a tree you need a forest
to make a forest you need a hill
to make a hill you need some soil
to make some soil you need a flower
to make everything you need a flower…
 
To make a table you need some wood
to make wood you need a tree
to make a tree you need a seed
to make a seed you need a fruit
to make a fruit you need a flower
you need a flower,
you need a flower,
to make a table you need a flower.
 
Everyday things have secrets to tell those who know how to look and listen…    

Translation ©Matilda Colarossi 2020

The song Ci vuole un fiore: https://www.youtube.com/watch?v=ZiLW882PJC0


This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

One thought on “Gianni Rodari: interview and song “Ci vuole un fiore”

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