Sul tradurre On translation
Dante Alighieri

(Chapter VII, Convivio)

“E però sappia ciascuno che nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra transmutare sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia”.

Dante Alighieri

(Chapter 7, The Convivio)

“Let it be known that nothing harmonized musically* can be translated from its native tongue into another tongue without destroying its original sweetness and harmony.”

*Of the muses, and, therefore, poetry.

Giovanni Pascoli

(Pensieri e discorsi sulla traduzione)

“Ma che è tradurre? Così domandava poco fa il più geniale dei filologi tedeschi; e rispondeva: “Il di fuori deve divenir nuovo; il di dentro restar com’è. Ogni buona traduzione è mutamento di veste. A dir più preciso, resta l’anima, muta il corpo; la vera traduzione è metempsicosi”.

Giovanni Pascoli

(Thoughts and discussions on translation)

“But what is translation? That is a question that was asked by one of the most ingenious German philologists; and he was known to answer: “The outside must become new; and the inside must remain as it is. Every good translation is a change of clothing. To be more precise, the soul remains, the body changes: real translation is metempsychosis.”

Giovanni Gentile

(Il torto e il diritto delle traduzioni)

“Chi traduce comincia a pensare in un modo, al quale non si arresta; ma lo trasforma, continuando a svolgere, a chiarificare, a rendere sempre più intimo e soggettivo quello che ha cominciato a pensare: e in questo passaggio da un momento all’altro del proprio pensiero, nella sua unica lingua, ha luogo quello che, empiricamente considerando, si dice tradurre, come un passare da una lingua ad un’altra. E non avviene forse il medesimo quando noi leggiamo ciò che è scritto nella nostra stessa lingua, da altri o da noi medesimi?”.

Giovanni Gentile

(The right and wrong of translation)

“Those who translate start thinking in a certain way, and continue to think that way; but it changes them, continuing to evolve, to illuminate, and to make what they first thought more and more intimate and subjective: and it is in this thought process, in their own tongue, that something happens, something which, empirically speaking, is called translation, like passing from one language to another. And doesn’t the exact thing happen, perhaps, when we read something, written either by us or by others, in our own tongue?”

 

Benedetto Croce

(Impossibilita delle traduzioni, Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, 1908)

Corollario di ciò è l’impossibilità delle traduzioni, in quanto abbiano la pretesa di effettuare il travasamento di un’espressione in un’altra, come di un liquido da un vaso in un altro di diversa forma. Possiamo elaborare logicamente ciò che prima abbiamo elaborato solo in forma estetica; ma non ridurre ciò, che ha avuto già la sua forma estetica, ad altra forma, anche estetica. Ogni traduzione, infatti, o sminuisce e guasta; ovvero crea una nuova espressione, rimettendo la prima nel crogiuolo e mescolandola con altre espressioni proprie del preteso traduttore. Nel primo caso l’espressione resta sempre una, quella dell’originale, es­sendo l’altra più o meno deficient, cioè non propriamente espressione; nell’altro, saranno, sì, due, ma di due contentui diversi. “Brutte fedeli o belli infedeli; questo detto proverbiale coglie bene il dilemma, che ogni traduttore si trova innanzi. Le traduzioni inestetiche, come quelle ad verbum o interlineari, ovvero le parafrastiche, sono poi da considerare come semplice comenti degli originali.

Benedetto Croce

(Impossibility of translations, Aesthetic as science of expression and general linguistic)

The corollary of this is the impossibility of translation, in so far as it has the pretention to carry out the travasamento* of one expression into another, like a liquid from one vase into another vase of a different shape. We can elaborate logically what we first elaborated only in an aesthetic form; but we cannot change something, which has already had an aesthetic form, into another aesthetic form. Indeed, every translation either diminishes and spoils, or it creates a new expression, by putting the original back into the crucible and mixing it with the expressions of the alleged translator. In the first case, there will exist one expression alone—the original— because the other will be more or less deficient, that is, not truly expression. In the second case, there will be, of course, two expressions, but they will have two different contents. “Ugly faithful or beautiful unfaithful” is a saying that correctly defines the dilemma every translator faces. Aesthetic translations—like those that are ad verbum or interlinear— that is to say paraphrastical translations, should be considered nothing other than commentaries on the original.

*transference, but also decanting, as of wine, from one vaso to another

Antonio Gramsci

(dalla lettera 293, 5 settembre, 1932)

“…un traduttore qualificato dovrebbe essere in grado non solo di tradurre letteralmente, ma di tradurre i termini, anche concettuali, di una determinata cultura nazionale nei termini di un’altra cultura nazionale, cioè un tale traduttore dovrebbe conoscere criticamente due civiltà ed essere in grado di far conoscere l’una all’altra servendosi del linguaggio storicamente determinato di quella civiltà alla quale fornisce il materiale d’informazione.”

Antonio Gramsci

(from letter 293, September 5, 1932)

“…a qualified translator should be able to not only translate literally, but also to translate the terminology, even conceptual, of a specific national culture by using the terminology of another national culture; that is, said translator should know two cultures critically, and should be able to provide each culture with an understanding of the other through the use of the specific historical language of the people for whom they are providing the information.”

 Primo Levi

(Tradurre ed essere tradotti)

Oltre a essere opera di civiltà e di pace, tradurre può dare gratificazioni uniche: il traduttore è il solo che legga veramente un testo, lo legga in profondità, in tutte le sue pieghe, pesando e apprezzando ogni parola e ogni immagine, o magari scoprendone i vuoti e i falsi. Quando gli riesce di trovare, o anche di inventare, la soluzione di un nodo, si sente «sicut deus» senza per questo dover reggere il carico della responsabilità che grava sulla schiena dell’autore: in questo senso, le gioie e le fatiche del tradurre stanno a quelle dello scrivere creativo come quelle dei nonni stanno a quelle dei genitori.

Primo Levi

(Translating and being translated)

Along with being a labour of civility and peace, translation can give inimitable gratification: the translator is the only person who really reads a text, who reads it in depth, in its every fold, weighing and appreciating each and every word and image, or perhaps uncovering the absences and the imitations. When he is able to find, or even to invent, a solution to a problem, he feels sicut deus without, nonetheless, having to bear the weight that is on the shoulders of the author: thus, the joys and trials of translation are to creative writing what those of grandparents are to parents.

Valerio Magrelli

 

Direi che [per quanto riguarda la traduzione] vige la regola del “meno uno”. Mi spiego. In pieno Seicento, il francese Gilles Ménage parla per la prima volta delle traduzioni come di “belle e infedeli” a cui contrapporre delle “brutte e fedeli”. Ora, secondo me, tale concetto di “fedeltà” implica un terribile equivoco. Infatti, quello di fedeltà è un concetto plurivoco. Non esiste la fedeltà a un testo: ogni volta che traduciamo, e parlo di poesia, ad esempio un sonetto, dobbiamo decidere a quale delle non infinite ma innumerevoli funzioni del testo vogliamo essere fedeli. […] Questa scelta esclude inesorabilmente altre possibilità; ecco perché la fedeltà è poi sempre fedeltà a una singola funzione. […] Alla fine, si potrebbe arrivare a dare una definizione della traduzione come di qualcosa che, per definizione, può rispondere a tutti gli elementi presenti nell’originale tranne uno. Direi anzi che la definizione di traduzione che a me sembra più convincente potrebbe iscriversi nella «regola del meno uno». Insomma, siamo di fronte a una traduzione quando almeno un elemento del modello originario va perduto. Per questo, davanti alla battuta di Mènage delle belle e infedeli, mi viene da rispondere con una delle frasi dell’Abate Galiani, una frase che rientra nei galatei e nella precettistica politico-morale, che dice: quando vi inchinate a un potente, voltate sempre le spalle a qualcun altro; cioè quando voi rendete omaggio a una persona, c’è almeno un’altra persona a cui contemporaneamente, per il fatto di ossequiare il primo, finite per arrecare offesa.

 

 Valerio Magrelli

 

I would say that the “minus one rule” applies [with regards to translation]. Let me explain. In the 17th century, the Frenchman Gilles Ménage first compared “beautiful and unfaithful” translations to “ugly and faithful” ones. Now, in my opinion, the concept of “faithfulness” holds a terrible misconception. In fact, the idea of faithfulness is a plurivocal concept. Faithfulness to a text does not exist: every time we translate—and I’m talking about poetry— a sonnet, for example, we have to decide which device, among the many the text offers, we want to be faithful to. […] This choice inevitably excludes other possibilities; that is why faithfulness can mean faithfulness to one device only. […] In the end, we could go so far as to say that translation is something which, by definition, can respond to all the elements present in the original but one. I would say, actually, that the definition of translation that most convinces me is the “minus one rule”. We find ourselves before a translation when at least one element of the original is lost. For this reason, with respect to what Ménage says about beautiful and unfaithful, I would like to reply with one of the many quotes by Abbé Galiani, a phrase regarding etiquette and political and moral precepts, which states: when you bow to a powerful man, you are always turning your back to someone else; that is to say that when you are paying homage to one person, there is at least one other person who, at the same time, for the fact that you are venerating the first, you end up offending.

Translations ©Matilda Colarossi 2019

On translating these excerpts, I realized how different voices can be; and how those different voices belong to different times; and, most of all, how sometimes a simple sentence can take hours to translate because you really don’t know what they mean to say. Giovanni Gentile took the longest. I still don’t know if I caught his meaning. But even so, it seems right for a piece on translation, both faithful and unfaithful.-M.C.

Valerio Magrelli interview at: http://www.letteratura.rai.it/articoli-programma/valerio-magrelli-cuore-di-poeta/1213/default.aspx

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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