Viaggi

Di Arabella Bertola

Sono salita su questo treno spinta dal desiderio di incontrare una nuova me stessa in un capitolo da riscrivere. Leggo un foglietto scarabocchiato a mano in calligrafia incomprensibile. Non ci capisco molto. Leggo e rileggo. Poi mi abbandono alle linee e le curve dello spazio divorato dalla velocità. Sono parole scritte con rabbia; impresse con violenza. Parole sbagliate. Non potevo che scappare da quella scrittura. E ora sono qui con tutti questi occhi assorti in altri occhi e frasi sconnesse che non mi dicono niente. O forse mi dicono quello che so già e non mi basta più. Ogni indizio, ogni sospiro, ogni sguardo mi trapassa il cervello stanco senza che io me ne accorga. Rielaboro pause, silenzi e imbarazzi. Quello che non vedo è tra le righe ma io non riesco a percepirlo. Questo andare insieme e guardarsi nell’andare è l’unico punto fermo di un viaggio che non so più perché ho scelto. Eppure, da qualche parte arriverò. Come arriva ogni destinazione. Presto, un luogo sconosciuto divorerà una parte di queste persone, con ineluttabile precisione. E poi ripartirò con altri compagni di viaggio, in un susseguirsi infinito. Partire, andare, arrivare. E obliterare, prima che lo spazio finisca. Biglietto prego. Senza alzare gli occhi, allungo un pezzo di carta. Una mano mi sfiora. Sta bene?  Con lo sguardo perso, inizio a farfugliare che non so dove sto andando, che mi lasci in pace, che non ho più parole né ricordi. Si calmi, stiamo arrivando. Favorisca i documenti, prego. Uno straccio di identità me la potevo preparare, penso tra me e me. Nulla. Ho solo uno strano presentimento. Il controllore si siede accanto a me e mi fissa. La sua destinazione? Penso che è tutto finito per davvero. La mia destinazione è lei, rispondo. Ho bisogno di un personaggio che dia un senso a questo biglietto. Me lo dica lei che c’è scritto. Silenzio abissale. Nulla, è solo una frase senza senso. Se vuole la riporto io a casa.

Era questo che volevo.

Journeys

By Arabella Bertola

I got on this train driven by the desire to meet another me in a chapter that must still be written. I read words scribbled incomprehensibly on a scrap of paper.  I don’t understand them much. I read and re-read them. Then I get lost in the lines and curves that were devoured by speed. Words written in anger; impressed with violence. The wrong words. I could do nothing but run from that writing. And here I am now with all these eyes engrossed in other eyes and illogical sentences that don’t mean anything to me. Or maybe they tell me something I already know and which is no longer enough for me. Every trace, every sigh, every glance pierces my tired brain without my realizing it. I re-elaborate pauses, silences and humiliations. What I don’t see is between the lines, but I can’t make it out. This travelling together and then observing us as we travel together is the only sure thing about this journey, a journey I no longer know why I’m taking. And yet, I will reach someplace. Like every destination is reached. Soon, an unknown place will swallow up a part of these people with inevitable precision. And I will take up my journey again with other travel companions, a never-ending succession. Departures, journeys, arrivals. And confirmations, before the end of space. Ticket please. Without raising my eyes, I hand over the piece of paper. A light touch. Is everything all right? Empty eyed, I mumble that I don’t know where I’m headed, that I want to be left alone, that I have no words left, and no memories. Please calm down, we’re almost there. Could I see some ID, please? I could have at least brought identification with me, I think. Nothing. All I have is a presentiment.  The ticket collector sits next to me, staring. What is your destination? I am sure it is all over now. You are my destination, I say. I need someone to make sense of this note. Please tell me what is written here. Silence. Nothing. It’s just a meaningless sentence. I can take you home, if you want me to.

It is exactly what I want.

Translation by ©Matilda Colarossi

Arabella Bertola is a Friend in translation: https://paralleltexts.wordpress.com/found-in-translation/

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

6 thoughts on “Viaggi/Journeys by Arabella Bertola

  1. Credo profondamente che la scrittura (la vita?) sia viaggio, ricerca, cura, un quotidiano, inesorabile percorso rifondativo, dagli esiti mai scontati. Mi è piaciuta molto questa breve prosa perché gestisce e ben comunica un affanno riconoscibile e condiviso, la corsa-tensione verso la comprensione di un senso di sé e delle cose che si sottrae persino quando ci illudiamo di averlo tracciato con le nostre mani, e si sottrae e arretra e dà le vertigini fino a quando l’Altro non restituisce forma e peso all’Io. E’ l’incontro con l’Altro che in definitiva ci identifica, è l’Altro che in qualche modo ci riporta a casa, persona o personaggio che sia… Che brava Bea! E ovviamente bravissima Mati, una traduzione limpida e trasparente persino per me!…Well done, girls!!

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  2. Grazie Patrizia.
    Hai colto in pieno il senso del mio viaggio, e in senso allargato,del divenire umano, che può acquisire senso solo se diviene una narrazione condivisa.
    Grazie per la tua attenzione.

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  3. Evocative, like an anxiety-dream, traveling always, someplace other than where we are, words are clues that make little sense, life unfolds between the lines . . . trying to write one’s next chapter, don’t we all want to if we can see where we want ‘the story” to head to but in truth we don’t know where we want it to head to; just a jumble of notions, desires, fears, that can’t be written out articulately

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  4. Thanks Michael. I am happy whenever a piece of writing ( whoever is the author) can trigger debate. In my view, this is precisely what literature should do: connect ideas and people through words in an endless quest for what I see as an endless translation of beingness.
    Every new voice can add a detail and build new connections.
    And literature is made by voices… like Italian philosopher once stated an author is only that legendary emptiness from which writing and discourse issue.

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